Tira aria di trappolone per fregare i Cinque Stelle. Parla Peter Gomez: “Il Pd è l’ago della bilancia. Ma alla fine un Governo partirà”

di Giorgio Velardi
L'intervista

L’incipit è chiaro. “Finirà con un Governo”, prevede il direttore de ilfattoquotidiano.it e Millennium, Peter Gomez, parlando con La Notizia. “Primo – ragiona – perché mi sembra impossibile, guardandola anche nell’ottica del Quirinale, tornare a votare prima dell’estate. Secondo perché, come diceva Galbraith, la politica non è l’arte del possibile ma consiste nello scegliere tra il disastroso e lo sgradevole. Molti parlamentari hanno speso decine di migliaia di euro per la loro campagna elettorale, perciò ci penseranno due volte prima di dare l’ok a staccare la spina. E poi, Forza Italia e Pd sanno dai nuovi sondaggi che circolano in queste ore che andando a nuove elezioni il voto si polarizzerebbe ulteriormente su Lega e M5s facendogli perdere parlamentari. A quel punto, ragionando dal loro punto di vista, meglio far partire un Governo”.

Sì, ma quale Governo? E con chi?
“Se ragioniamo sui numeri è chiaro che l’ipotesi di un Governo col Centrodestra di base appaia come quella più praticabile, visto che al M5s mancano molti più voti in Parlamento. Se spostiamo il ragionamento sui programmi, un asse fra grillini e Pd non è assolutamente da escludere. Magari considerando il reddito di cittadinanza per quello che è, cioè un sussidio di disoccupazione, e individuando congiuntamente una platea al quale destinarlo. Vedremo. Sicuramente, checché ne pensi e dica Salvini, sarà un Governo coi dem a fare da ago della bilancia”.

Perché ne è così sicuro?
“Dai colloqui che ho avuto in questi giorni con numerosi attori del mondo politico, mi risulta che Renzi stia pensando di ‘staccare’ la sua pattuglia dal partito per fare in modo da garantire un appoggio al Centrodestra. Il fatto che Verdini, che fa il tifo per uno scenario del genere, si sia ripresentato da Berlusconi una settimana fa è un indizio. Vede, secondo me i dem stanno facendo un errore di fondo…”.

Ovverosia?
“Considerare l’appoggio o addirittura l’ingresso in un Governo come la loro pietra tombale. Ma se si costruisse un programma preciso che portasse a risultati concreti i dem potrebbero anche rivendicarli nella prossima campagna elettorale”.

La partita però passa dall’elezione dei presidenti delle Camere…
“Sì, e se sono vere le voci che parlando di un gradimento del Pd al Senato per Paolo Romani di FI, condannato in via definitiva per peculato, vuol dire non aver capito granché di cos’è successo veramente il 4 marzo. Un partito che ha perso milioni di elettori che dà l’ok ad avere una seconda carica dello Stato con un precedente simile sarebbe un autogol clamoroso”.

Altro nodo da sciogliere è quello della legge elettorale. Salvini dice che si può fare tutto in una settimana…
“Sì, lui dice questo, ma la realtà è ben diversa dalla fantasia. Stiamo ai fatti. I due partiti considerati vincitori metteranno sul piatto due idee diverse: un premio alla coalizione la Lega e uno al primo partito i Cinque Stelle. E gli altri? Perché dovrebbero dare l’ok a un sistema che rischierebbe di penalizzarli?”.

Tw: @GiorgioVelardi

  • honhil

    L’intellighenzia preme e Veltroni fa da portavoce. Sì, con i 5s si può “se lo chiede Mattarella”. Agli italiani, lui che ama tanto l’Africa e gli africani, tuttavia dovrebbe piegare del perché Mattarella dovrebbe chiedere quell’abbraccio. E’ forse compito del presidente della Repubblica mettere insieme le maggioranze in Parlamento? O suggerire la possibile compatibilità del partito A con il partito B? Il compito del Colle è uno e uno soltanto: cogliere gli umori dei partiti in modo tale da poter dare l’incarico a qualcuno al fine di verificare se quegli umori si possano trasformare in possibili voti in Parlamento a sostegno dell’Esecutivo nascente. Punto. Pensare di rivolgersi al ‘compagno’ Mattarella, per oliare gli ingranaggi, non solo è anticostituzionale ma si prefigura di trasformare la prima carica dello Stato in un compare. E’ vero che con Napolitano c’è un precedente, ma, per quanto possano essere stati determinanti i voti sinistri all’elezione di Mattarella, l’attuale inquilino del Quirinale sembra di una pasta diversa da quella del suo predecessore. Ma, se anche così non fosse, l’esperienza deleteria degli ultimi quattro governi napolitaniani dovrebbero essere un monito abbastanza forte, per non ripetere l’errore. Non è facendo inciuci che il ribellismo insorgente si spegne. Almeno questo, Veltroni, si dovrebbe sforzare di capirlo.