Torna a Roma il Vasari perduto. Il Cristo portacroce in mostra alla Galleria Corsini fino al 30 giugno. L’opera era stata trafugata. Due anni fa il ritrovamento negli Usa

di Daniela Fratini
Cronaca

È stato ritrovato due anni fa durante un’asta di Hartford negli Stati Uniti, dove il lotto è stato presentato come dipinto da un anonimo. E adesso è in Italia, nella Capitale. Il volto sognante di Gesù, con la mano che stringe la corona di spine e il braccio forte che sorregge il peso della croce, nella rappresentazione simbolica della passione e della redenzione. È la storia di una riscoperta eccezionale quella del Cristo portacroce, capolavoro dipinto da Giorgio Vasari nel 1553, che da oggi fino al 30 giugno sarà esposto per la prima volta al pubblico dalla Galleria Corsini di Roma.

Nel quadro, che l’artista aretino realizzò per il banchiere e collezionista Bindo Altoviti, mentre era a Roma al servizio di Papa Giulio III, è racchiuso proprio il rapporto tra l’artista e il committente, prototipo dell’uomo rinascimentale, dedito alle arti e agli affari, per il quale Vasari aveva realizzato anche la celebre pala dell’Immacolata Concezione della Chiesa di Ognissanti a Firenze. Nell’anno in cui l’opera fu compiuta, Vasari si trovava a Roma, ospite di Altovito nella cui residenza aveva affrescato anche la loggia con il Trionfo di Cerere, unica decorazione sopravvissuta alla distruzione del palazzo nel 1888.

Oggi il Cristo viene restituito alla collettività dopo esser stato considerato a lungo perduto. Della sua storia nel corso dei secoli si sa poco. Acquistato dai Savoia, nel 600 molto probabilmente finì in Francia e poi da lì se ne sono perse le tracce. Fino ai nostri giorni, con la scoperta durante un’asta appunto, e l’identificazione avvenuta grazie all’intuizione di Carlo Falciani, esperto studioso di pittura vasariana. Osservando una foto, Falciani ha infatti riconosciuto il Cristo identificandolo nel quadro registrato da Vasari nel proprio libro delle Ricordanze.

Folgorante nel suo perfetto e calzante allestimento, nel corridoio della Galleria dotata di un nuovo impianto di illuminazione, questa opera dal gusto retrò, con il suo braccio possente e gigantesco, incarna uno dei vertici della produzione dell’artista aretino, oltre a costituire uno degli ultimi dipinti realizzati a Roma prima della sua partenza per Firenze.

Vasari poi entrò al servizio dell’acerrimo nemico di Bindo Altoviti, Cosimo I de’ Medici e si allontanò. Riportata nel suo contesto, l’opera si rivela un caso esemplare per capire le pratiche di lavoro dell’artista e i caratteri peculiari della sua fortunatissima carriera. In occasione della mostra è previsto anche un ciclo di conferenze sull’opera esposta e la figura del Vasari. Sarà inoltre a disposizione di tutti anche un catalogo per spiegare e capire meglio il contesto in cui il Cristo portacroce fu dipinto.