Traffico internazionale di cuccioli di cane. La Polizia stradale di Udine blocca un’organizzazione che operava tra Italia, Ungheria, Polonia e Slovacchia

dalla Redazione
Cronaca

La Polizia stradale di Udine ha eseguito 8 misure cautelari nei confronti di sei cittadini italiani, una cittadina polacca e un cittadino slovacco nell’ambito di un’indagine, coordinata dalla Procura di Udine, che ha permesso di smantellare un sodalizio criminale dedito al traffico internazionale di cuccioli di cane. L’associazione, che operava nelle province di Reggio Emilia, Bergamo e Como, importava gli animali da Ungheria, Polonia e Slovacchia. L’attività di indagine è stata attivata a dicembre dello scorso anno in seguito a un controllo effettuato da una pattuglia della Polstrada di Amaro, che ha intercettato un automezzo con a bordo 65 cuccioli.

Gli animali, di un mese di vita al massimo, condizione che rende illegale il trasporto in Italia, erano sprovvisti della necessaria vaccinazione antirabbica e viaggiavano in sovrannumero rinchiusi in gabbie sottodimensionate (scatole di cartone o ceste di materiale plastico solitamente utilizzato per il trasporto di avicoli) poste all’interno del bagagliaio con insufficiente ventilazione e privi di sistemi di abbeveraggio.

Grazie ai pedinamenti, all’utilizzo di apparecchiature satellitari e alle intercettazioni telefoniche, gli investigatori hanno potuto, fin da subito, ipotizzare l’esistenza di un vasto e fiorente traffico illecito di animali da compagnia, operato da un’associazione a delinquere, che non solo importava illegalmente dall’estero i cuccioli, ma provvedeva anche a “regolarizzarli” e alla loro successiva commercializzazione.

Dopo il trasporto effettuato in condizioni indicibili e pregiudizievoli per la salute degli animali, l’organizzazione produceva falsamente la necessaria documentazione identificativa provvedendo anche all’illecita microchippatura, grazie al coinvolgimento di un veterinario compiacente, della provincia di Milano, e di due allevamenti che simulavano la nascita dei cuccioli nelle proprie strutture. La commercializzazione avveniva, oltre che attraverso i normali canali di vendita, anche attraverso inserzioni su siti web dedicati al commercio on-line. Il cliente finale acquistava un cane nella convinzione che questo fosse venuto alla luce in Italia.

Elevati gli utili dell’attività illecita: un cucciolo acquistato in Slovacchia al costo di 50/100 euro poteva essere venduto in Italia al prezzo di 750/850 euro.  Non era raro, inoltre, che dopo l’acquisto, il cliente subiva la perdita dell’animale in quanto l’assenza di una opportuna profilassi post nascita causava malattie e successivamente la morte di alcuni cuccioli. Tra le cause anche il forte stress a cui erano stati sottoposti i cuccioli durante il viaggio d’ingresso in Italia. Un danno non solo economico, acquisto e successive cure mediche, ma anche affettivo per la prematura perdita del cucciolo.

Le indagini hanno confermato le tesi ipotizzate dagli inquirenti, e cioè la sussistenza di un’associazione a delinquere finalizzata all’introduzione nel territorio italiano, trasporto e cessione di animali da compagnia, corroborate anche da successivi sequestri di centinaia di cuccioli non solo in provincia di Udine ma anche in altre varie zone d’Italia.