Trattativa Stato-mafia, in Appello chiesti 9 anni di carcere per l’ex ministro Mannino. Il Pg: “Fatti provati al di là di ogni ragionevole dubbio”

dalla Redazione
Cronaca

La procura generale di Palermo ha chiesto una condanna a 9 anni di carcere per l’ex ministro democristiano, Calogero Mannino, imputato di minaccia a Corpo politico dello Stato nel processo d’appello sulla cosiddetta trattativa Stato-Mafia. Mannino, assolto in primo grado, ha scelto il rito abbreviato ed è giudicato separatamente rispetto agli altri imputati per cui è in corso il processo d’appello. “Abbiamo esposto dei fatti provati al di là di ogni ragionevole dubbio”, ha detto formulando la richiesta il pg Giuseppe Fici.

“Le acquisizioni probatorie – aveva detto lo stesso procuratore generale durante la requisitoria – confermano inoppugnabilmente il timore dell’onorevole Mannino di essere ucciso, così come sostenuto dall’accusa, e le sue azioni per attivare un ‘turpe do ut des’ per stoppare la strategia stragista avviata da Cosa nostra”.

“Giovanni Brusca – secondo la procura generlae – ha dichiarato di avere ricevuto l’incarico di predisporre, subito dopo l’attentato di Capaci, l’omicidio dell’odierno imputato, Calogero Mannino. Anche Francesco Onorato conferma che Mannino ‘si deve uccidere’. E l’ex capo mandamento Antonino Giuffrè, vicino al boss Provenzano, ha detto che: Falcone, Lima e Mannino erano nella lista delle persone da uccidere deliberata dalla riunione della commissione provinciale di cosa nostra, riunitasi nel dicembre 1991. Decisione da adottare in caso di esito sfavorevole della (imminente) sentenza del maxi processo da parte della Cassazione”.