Treni al Sud col contagocce. Ma per l’outlet renziano le Ferrovie di Mazzoncini non badano a spese

di Stefano Sansonetti
Economia
Renato Mazzoncini Ferrovie

di Stefano Sansonetti

Un treno chiamato desiderio (di shopping). Peccato, però, che quel convoglio sia di proprietà dello Stato. Di sicuro l’ultima trovata di marketing delle Ferrovie suscita più di una curiosità. L’azienda di Stato, guidata da quel Renato Mazzoncini nominato nel 2015 dal Governo di Matteo Renzi, si è inventata una bella promozione: una specie di biglietto unico treno-bus, attraverso le controllate Trenitalia e Busitalia, per portare i viaggiatori che arrivano a Firenze a fare compere di fine anno al The Mall di Reggello, in provincia del capoluogo toscano. Di cosa si tratta? Nel poliedrico mondo degli affari fiorentini The Mall dice molto. Si tratta di un centro commerciale di lusso, oggi di proprietà del gruppo francese Kering, che però nel recente passato è stato crocevia degli interessi di diversi imprenditori in odore di Giglio Magico.

I precedenti – Negli anni scorsi l’outlet è stato oggetto di una fase di sviluppo che ha visto coinvolti, in diverse fasi e a vario titolo, imprenditori come Andrea Bacci, già socio di babbo Tiziano Renzi e molto vicino a Matteo, e Ilaria  Niccolai, immobiliarista che anni fa ha acquistato da Cassa Depositi il Teatro del Maggio fiorentino, anche lei già socia di Renzi senior. Insomma, a Firenze tutti sanno quanti e quali interessi The Mall abbia scatenato in una serie di imprenditori seguaci dell’ortodossia renziana. Tra l’altro questa promozione commerciale di Fs, come detto, poggia anche sulla controllata Busitalia, che si occupa di trasporto su gomma. E quando si parla di Busitalia è difficile non pensare allo stesso Mazzoncini, che nel 2012 ne era amministratore delegato proprio quando la società delle Fs rilevò per 18 milioni di euro una bella fetta dell’Ataf, l’allora disastrata azienda dei trasporti del comune di Firenze guidato proprio da Matteo Renzi. Dopo quella operazione Mazzoncini è diventato prima presidente della stessa Ataf e poi nientemeno che capo delle Ferrovie dello Stato, nominato dall’Esecutivo guidato dall’ex sindaco di Firenze. Che poi, a dirla tutta, non è certo la prima volta che le Ferrovie fanno promozioni dal vago sapore di Giglio Magico. Lo scorso 11 luglio 2017,

La Notizia aveva già raccontato dell’accordo con Aerolineas Argentinas: a chi acquistava un biglietto Roma-Buenos Aires (solo andata o andata e ritorno) con la compagnia di bandiera argentina, veniva offerto gratuitamente il servizio Frecce, Intercity e Leonardo Express. Il tutto per i clienti in partenza da Toscana, Umbria, Abruzzo, Campania e Puglia. Qualcuno aveva fatto notare, forse con qualche malizia, che spingere commercialmente viaggi a Buenos Aires significava provare ad aumentare il flusso di passeggeri italiani verso la capitale argentina e i suoi due aeroporti di riferimento, ovvero Buenos Aires-Aeroparque e Buenos Aires-Ezeiza.

Il dettaglio – Ora, non tutti in Italia sanno che i due scali in questione sono di proprietà di Aeropuertos Argentina 2000, società che fa capo alla conglomerata Corporacion America del miliardario argentino Eduardo Eurnekian. Il quale in Italia ha tanti contatti, amici e interessi. La stessa Corporacion America, per dire, da qualche anno è diventata azionista di maggioranza di Toscana Aeroporti, la società presieduta dal renzianissimo Marco Carrai che gestisce gli scali di Firenze e Pisa. La medesima Corporacion America, che in Italia è affidata alle cure di Roberto Naldi, lobbista di fiducia di Eurnekian, è inserita nell’elenco dei finanziatori della fondazione Open, quella che organizza la Leopolda, appuntamento fisso dei seguaci di Renzi. Insomma, a quanto pare Ferrovie, pur impegnata in progetti complicati come la fusione con l’Anas, e reduce dal fallimentare tentativo di quotazione in Borsa, non disdegna strizzate d’occhio al mondo renziano, anche quando tutto sembra destinato a non essere più scintillante come un tempo. Di sicuro Mazzoncini sta da tempo cercando di salvaguardare la sua poltrona. E c’è chi dice che il matrimonio con l’Anas, nel caso in cui andasse in porto, potrebbe in un certo senso blindare il manager nominato da Renzi.

Twitter: @SSansonetti