Treni e aerei gratis, gli ex senatori stanno sereni. Da Palazzo Madama niente taglio al privilegio

Antonio Pitoni
Politica

Gli ex senatori possono dormire sonni tranquilli. E, soprattutto, continuare a viaggiare in treno e in aereo a spese del contribuente per dieci anni dalla cessazione del mandato. Nel Consiglio di presidenza di Palazzo Madama, riunitosi ieri per l’ultima volta in questa legislatura per dare il via libera al bilancio di previsione 2018, la questione non è stata infatti neppure sollevata.

Muro di Casta – “Una volta approvato il documento, sarebbe stato inutile anche solo avanzare la richiesta dal momento che il taglio di questo assurdo privilegio avrebbe comportato modificare la relativa voce di spesa – spiega a La Notizia la senatrice-questore del Movimento 5 Stelle, Laura Bottici, che più volte ha provato (inutilmente) a dare un taglio al rimborso decennale -. E tecnicamente, con il via libera al bilancio, è stato impossibile farlo”. Insomma, il plafond di 2.200 euro l’anno (22mila euro nel decennio) per i rimborsi dei viaggi aerei e ferroviari sul territorio nazionale degli ex senatori è sopravvissuto alla legislatura. Ma non è tutto. Come già in tutte le precedenti occasioni, la Bottici si è rifiutata di firmare il bilancio. “Vada per l’approvazione del rendiconto 2017, relativo ad una gestione ormai chiusa, ma approvare un previsionale a pochi giorni dalla fine della legislatura, dando mandato ai questori di portarlo in Aula, è inconcepibile – accusa la senatrice -. Così si condiziona la gestione del prossimo Consiglio di presidenza che potrebbe, legittimamente, decidere di impegnare la spesa in altro modo. E per farlo sarebbe costretto ad annullare la delibera del precedente Consiglio”.

Conti illeggibili – Ma c’è anche un altro motivo per cui la Bottici ha deciso di non firmare il documento. “Così com’è non è incomprensibile: ci sono spese diverse accorpate tra loro in un unico capitolo che rende impossibile capire cosa c’è dentro, come nel caso delle spese di viaggio degli ex senatori – conclude la senatrice-questore del M5S -. Per non parlare delle poste transitorie e delle compensazioni tra una Camera e l’altra. Insomma, un bilancio di un’Istituzione pubblica, peraltro non sottoposta ad alcun controllo, dovrebbe essere per lo meno leggibile”.

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