Tria smonta le accuse dell’Ue e difende l’impianto della Manovra. L’obiettivo è tornare ai livelli di Pil pre-crisi

di Alessandro Righi
Politica

Altro che deviazione “senza precedenti nella storia del Patto di stabilità”. Il Governo italiano si è trovato di fronte ad “una decisione difficile, ma necessaria”. E, sebbene sia “cosciente di aver scelto un’impostazione della politica di bilancio non in linea con le norme applicative del Patto di stabilità e crescita”, si è trattato di una scelta obbligata dal “persistente ritardo nel recuperare i livelli di Pil pre-crisi e delle drammatiche condizioni economiche in cui si trovano gli strati più svantaggiati della società italiana”.

Così, punto per punto, il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, risponde alle obiezioni sollevate da Bruxelles nella lettera consegnata a mano dal commissario Ue agli Affari economici, Pierre Moscovici. Difendendo l’impianto della Manovra che, secondo il titolare del Mef, non espone in alcun modo “a rischi la stabilità finanziaria dell’Italia né degli altri Paesi membri dell’Unione europea”. Ma non è tutto. Viste “le condizioni macroeconomiche e sociali attuali particolarmente insoddisfacenti a un decennio dall’inizio della crisi”, Tria conferma la volontà di “non espandere ulteriormente il deficit strutturale” dopo il 2019, impegnandosi a “ricondurre il saldo strutturale verso l’obiettivo di medio termine a partire dal 2022”. Fermo restando che, “qualora il Pil dovesse ritornare al livello pre-crisi prima del previsto, il Governo intende anticipare il percorso di rientro”. Una replica nella sostanza, quella alla Commissione Ue, ma anche nella forma alla bocciatura della Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza da parte dell’Ufficio parlamentare di Bilancio. Al quale il ministro obietta ricordando la facoltà, prevista per l’Esecutivo dalla legga italiana, di tirare dritto dopo aver motivato le proprie decisioni. Una facoltà, quest’ultima, che, d’altra parte, osserva ancora Tria, non era stata contestata dalla Commissione nel suo Rapporto del 22 febbraio 2017 e che, pertanto, è stata seguita dal Governo. Senza contare, aggiunge il titolare del Mef, che “le previsioni a legislazione vigente sono state validate dall’Uffivcio parlamentare di bilancio”. E che “il dissenso è circoscritto” alla “valutazione dell’impatto della Manovra di bilancio sulla crescita”. Che Tria conta di stimolare attraverso il “rilancio degli investimenti pubblici e la modernizzazione delle infrastrutture”.

Ma non è tutto. “Il recente rialzo dei rendimenti sui titoli pubblici (i tassi pagati dai Btp, ndr) verrà riassorbito quando gli investitori conosceranno tutti i dettagli delle misure previste dalla legge di bilancio”, assicura il ministro. Precisazioni scritte, seguite a quelle orali del premier Giuseppe Conte. Che ieri mattina, ospite della stampa estera, non aveva risparmiato critiche all’atteggiamento tenuto da parte di “un commissario Ue” la scorsa settimana. Riferimento a Gunther Oettinger che aveva anticipato la bocciatura della Manovra da parte della Commissione. “Un pregiudizio inacettabile”, secondo Conte.