Trincea del Senato sui vitalizi. Forza Italia e Partito democratico calano 23 emendamenti. Oggi il Consiglio di presidenza vota la delibera Fico

di Antonio Pitoni
Politica

L’azzurro Francesco Giro li definisce di “assoluto buon senso”. Venti dei ventitré emendamenti depositati a Palazzo Madama in Consiglio di presidenza, convocato oggi per il voto sul testo della delibera taglia-vitalizi già approvata dalla Camera tre mesi fa, portano del resto la sua firma. Insieme a quella dei colleghi Antonio De Poli e Vincenzo Carbone, iscritti pure loro al gruppo di Forza Italia. Lo stesso della presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati. Gli altri tre, invece, li hanno co-presentati la vice presidente Anna Rossomando del Pd e Francesco Laforgia del Misto, in quota Liberi e Uguali.

VIVA LA SOLIDARIETA’ – Giro si limita a fare un esempio: “Cerchiamo di evitare che ad una persona che ha compiuto 80 anni gli vengano applicati criteri di calcolo come se ne avesse 60 e dunque un’aspettativa di vita che non ha, come se dovesse morire a 110 anni (l’emendamento 1.9 lascia immutati i loro assegni, ndr). Criteri ingiustamente penalizzanti”. Ma a leggere l’intero pacchetto depositato da Forza Italia, che La Notizia ha potuto visionare, le richieste di modifica non si fermano qui. Eloquente, tanto per fare un altro esempio, è l’emendamento 01.1. Che “a decorrere dal 1° gennaio 2019”, applica, ai trattamenti dei senatori cessati dal mandato, “per la durata di tre anni”, una trattenuta “pari alla differenza tra l’importo definitivamente maturato, alla data del 31 dicembre 2011 (quindi con il vecchio sistema retributivo, ndr) degli assegni vitalizi, diretti e di reversibilità, e delle quote di assegno vitalizio dei trattamenti previdenziali pro rata (dal 2012 con il sistema contributivo, ndr), diretti e di reversibilità… e quello risultante dall’applicazione del ricalcolo contributivo dei medesimi trattamenti” previsto dalla delibera Fico. Insomma, una sorta di contributo di solidarietà di durata limitata. Ma non è tutto. “Per ciascun trattamento in erogazione”, la trattenuta, prosegue il testo, “è operata nei limiti del 6% per importi superiori a 90mila euro lordi annui, del 12% per importi superiori a 130mila euro lordi annui e del 18% per importi superiori a 195mila euro lordi annui”. Oppure (emendamento 01.2), qualora l’importo della trattenuta “sia superiore, per ciascun trattamento in erogazione, al 18% dell’importo mensile lordo complessivo…” la trattenuta stessa “è operata nei limiti della predetta percentuale”. E se le due proposte dovessero essere – come molto probabile – bocciate? Ecco l’emendamento 1.1, che punta ad introdurre come paramentri di ricalcolo dei vitalizi, maturati al 31 dicembre 2011, “le modalità previste per la determinazione della pensione dei deputati del Parlamento europeo”. Peccato che se ne sappia poco, dal momento che gli assegni degli ex eurodeputati sono coperti da privacy. E se, per caso, l’ex senatore abbia versato contributi all’Inps o ad altri enti previdenziali, “qualora siano inferiori al minimo previsto per il percepimento di un assegno pensionistico”, niente paura: l’emendamento 4.1 stabilisce che “contribuiscono all’ammontare dei contributi su cui calcolare la pensione del senatore”.

TEMPI STRETTI – Poi ci sono i tre emendamenti Rossomando-Laforgia. L’1.3 rimpiazza l’art. 1 della delibera Fico. Stabilendo che, a decorrere dal 1° gennaio 2019 “e per un decennio”, ai vitalizi dei senatori cessati dal mandato, “si applica un contributo straordinario” progressivo “sulla parte eccedente l’importo di 70mila euro lordi annui”. Del 10% fino a 80mila euro; del 20% tra 80 e 90mila; del 30% da 90 a 100mila euro; e del 40% oltre i 100mila euro. Insomma, il taglio definitivo della delibera Fico viene sostituito da un contributo temporaneo (decennale) di solidarietà. E a proposito di solidarietà, ecco l’emendamento 1.15 dei senatori di centrosinitra. Se il vitalizio costituisce “almeno il 75% del reddito complessivo annuo dichiarato dal rispettivo titolare”, la rideterminazione dell’assegno “non può comportare una riduzione in misura superiore al 35% dell’importo dell’assegno o della quota di assegno”. Quanto all’iter, non è passato inosservato il modus operandi del Senato: alla Camera il termine per gli emendamenti fu fissato al 5 luglio; ne vennero presentati 10, tutti trasmessi il giorno stesso ai membri dell’Ufficio di presidenza che ebbero 7 giorni per esaminarli prima del voto, il 12 luglio. Al Senato, invece, i 23 emendamenti sono stati trasmessi appena 24 ore prima della seduta cruciale.