Turismo rubato dalle Politiche agricole. I giudici contro lo scippo della Lega. Per il Consiglio di Stato il trasferimento delle competenze dal Mibac è un fallimento

di Carmine Gazzanni
Politica

Un passaggio deciso sin dall’insediamento del nuovo Governo: le competenze relative al turismo sarebbero passate dal ministero dei Beni culturali (che, dunque, sarebbe passato dall’essere “Mibact” a “Mibac”) a quello delle Politiche agricole. Una cessione fortemente voluta dalla Lega, dato che in questo modo si è dato maggiore potere al ministro Gian Marco Centinaio, svuotando leggermente il dicastero guidato oggi da Alberto Bonisoli, ministro in quota M5S.

Quello che appare solo un cambio di nome e un passaggio di competenze, però, nasconde qualcosa di ben più articolato e complesso. A cominciare dall’esigenza di avere un dipartimento ad hoc che si occupi della questione. Ed ecco perché la presidenza del Consiglio partorisce il “Regolamento di riorganizzazione del Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo”.

Un provvedimento su cui, come la legge vuole, si è espresso – nel silenzio di tutti – il Consiglio di Stato. Il parere è datato 28 dicembre. E smonta pezzo dopo pezzo il decreto e la formazione del nuovo dipartimento in capo a Centinaio. Per i motivi più disparati. Presumibilmente con un certo imbarazzo, i magistrati fanno notare, per dire, che il decreto manca persino della “bollinatura” della Ragioneria generale dello Stato, che evidentemente “deve essere acquisita”.

Non solo. Nella lunga disamina si sottolinea come nelle premesse non sia richiamato neanche il decreto del 12 luglio con cui si è deciso di scorporare il dipartimento del turismo dai Beni culturali, nonostante costituisca “la base giuridica per adozione del testo in esame”. Finita qui? No: “il testo è privo del titolo, che va inserito”. Quel che pare, dunque, è che il testo sia stato scritto in maniera abbastanza superficiale.

Altro indizio. Come notano i magistrati all’articolo 3, comma 1, ultimo periodo, “si segnala l’ellissi di un elemento della proposizione, poiché la frase inizia con la espressione ‘mercato del lavoro’ ma la stessa non funge né da soggetto, mancando il verbo, né da eventuale complemento”. Ma siamo solo all’inizio. Il Consiglio di Stato, infatti, si sofferma anche sulle funzioni assegnate al neo-dipartimento. E alcune sembrano piuttosto particolari. Si va dalla “gestione della funzione statistica […] e regolamentazione dell’Unione europea concernente la raccolta dati” fino alla “comunicazione ed informazione in materia di qualità dei prodotti agricoli ed agroalimentari”.

Non si capisce che fine abbia fatto il “turismo”. E non a caso i magistrati sottolineano che proprio “il turismo non può essere riguardato come funzione ancillare di altre funzioni statali”. Ecco perché, scrivono i magistrati, “non appare congruente con l’impianto costituzionale, oltre che legislativo primario, trattare il turismo come un aggregato della funzione riguardante l’agricoltura”. In altri termini, l’impianto ministeriale che ne deriva sembra essere caratterizzato “da una funzione servente del turismo a favore dello sviluppo delle attività agricole, alimentari e forestali, piuttosto che dalla istituzione di un luogo amministrativo di gestione del turismo italiano”.

Secondo il Consiglio di Stato quel che manca è un minimo coordinamento tra i vari dipartimenti. Siamo in presenza piuttosto di una mera sommatoria di competenze spostate tra direzioni generali “quasi con la tecnica del copia incolla”. Tanto per riempire. Senza strategia. Intanto dal primo gennaio il dipartimento ha preso funzione. Con un bel copia incolla.