Tutti contro Renzi su Bankitalia. Ma a non volere più il Governatore Visco è un folto partito trasversale

di Stefano Sansonetti
Politica

Ammettiamo pure che nel metodo, come dicono i critici, la mozione del Pd contro il Governatore della Banca d’Italia non sia stata proprio da manuale. Ma nel merito della critica all’operato di Ignazio Visco trova condivisione? E quanto ampia? Domande non peregrine, visto che finora si è stagliato nitidamente solo il partito dei difensori di Visco, da Sergio Mattarella a Giorgio Napolitano, passando per Carlo Calenda, Walter Veltroni e via dicendo. A dir la verità anche i “difensori” si sono tenuti ben lontani dal nocciolo della gestione degli ultimi sei anni a palazzo Koch. Ma forse adesso è interessante andare a vedere quali e quanti sono gli “accusatori” del Governatore. E scoprire che sono tanti. Un critico, seppur felpato, è il procuratore capo di Milano, Francesco Greco. Il quale, in occasione di una delle primissime audizioni davanti alla Commissione d’inchiesta sulle banche, l’altro giorno ha puntato l’indice sulle incredibili sovrapposizioni tra Autorità di controllo sulle banche.

Il fendente – Alludendo poi a via Nazionale, Greco ha puntualizzato che “spesso c’è stato un approccio prudente” da parte della vigilanza di Bankitalia.  Prudenza che “è un atteggiamento spesso giustificato dalla necessità di evitare danni sistemici”. Poi però, e qui è arrivata una stoccatina, “quando c’è il reato bisogna avvisare le procure perché se poi lo scopro da solo è ancora peggio”. Critiche che invece diventano bordate in altre consistenti fette del Parlamento. Eh sì, perché agli archivi della Camera questi giorni infuocati hanno consegnato non soltanto la mozione Pd, poi approvata, ma anche quelle di molte altre forze (successivamente respinte). Si prenda l’iniziativa dei Cinque Stelle, firmata da pezzi grossi del Movimento come Vito Crimi, Paola Taverna e Nicola Morra. Secondo l’atto pentastellato “nell’ultimo decennio Banca d’Italia avrebbe esercitato un controllo carente su determinate gestioni del credito e del risparmio”. E tale “cattiva gestione avrebbe contribuito a determinare numerosi casi di crac finanziario, ben 7 negli ultimi 9 anni”.

Stesso tenore – E che dire della mozione della Lega Nord? Anche questo atto, firmato da massimi esponenti del Carroccio come Giancarlo Giorgetti, Massimiliano Fedriga, Paolo Grimoldi e Umberto Bossi, picchia duro sul Governatore. In un passaggio vi si legge che “la vigilanza operata negli ultimi anni ha presentato numerose falle derivanti proprio dalla mancata individuazione e, ancora peggio, in alcuni casi dalla mancata interruzione e sanzione delle condotte poco trasparenti”. Stesso tenore delle accuse contenute nella mozione di Fratelli d’Italia, tra i cui firmatari vi sono Giorgia Meloni e Fabio Rampelli. Fdi scrive che “negli ultimi anni il sistema bancario e finanziario nazionale è stato scosso da crisi che hanno investito numerosi istituti”. Situazioni che “hanno messo in luce una fragilità del sistema nella quale, ad avviso dei firmatari del presente atto di indirizzo, la carente o addirittura omessa vigilanza ha giocato un ruolo determinante”. Ancora, nel gruppone dei critici del Governatore della Banca d’Italia c’è anche Scelta Civica-Ala, la formazione dei reduci montiani uniti alla pattuglia verdiniana, spesso nella vesti di stampella del Governo. In una loro mozione, firmata da fedelissimi di Denis Verdini come Ignazio Abrignani, Francesco Saverio Romano, Luca D’Alessandro e Massimo Parisi, c’è scritto che “ad avviso dei firmatari del presente atto di indirizzo risulterebbe oltremodo incoerente e sospetta agli occhi dei cittadini una posizione che da un lato ritiene addirittura opportuna la costituzione di una Commissione bicamerale di inchiesta sull’attività della vigilanza bancaria, e dall’altro ritenesse auspicabile, invece di un fisiologico e non traumatico ricambio, la conferma alla naturale scadenza dei vertici apicali” della Banca d’Italia.

Le richieste – Ebbene, per tutte queste mozioni, così come per quella del Pd ispirata da Matteo Renzi e Maria Elena Boschi, la conclusione è sempre la stessa: impegnare il Governo a valutare l’opportunità di non confermare Visco sulla poltrona più importante di Bankitalia. Il dato non può non far riflettere, soprattutto sulla convenienza strategica di alcune scelte. Sul punto c’è chi dice che un Visco confermato Governatore, con queste premesse parlamentari dai non felicissimi auspici, rischierebbe di farsi “scorticare” in Commissione banche. O comunque di alimentare un tiro al bersaglio che lo dipingerebbe con il banchiere attaccato a ogni costo alla poltrona. Anche perché dall’esterno le stoccate non mancano, e presumibilmente continueranno a non mancare. Si pensi al fronte caldo delle associazioni dei consumatori. Qualche mese fa l’Adusbef guidata da Elio Lannutti, secondo alcuni in predicato di candidarsi con il Movimento Cinque Stelle, ha addirittura lanciato una petizione contro Visco. Qui si chiede al presidente della repubblica e a quello del Consiglio di non confermare il Governatore “per l’incapacità di prevenire crac e dissesti bancari che hanno bruciato 110 miliardi di euro nelle ultime 7 bancarotte di Banca Etruria, Banca Marche, CariChieti, CariFerrara, Banca Popolare di Vicenza, Veneto Banca, Mps, gettando sul lastrico 350 mila famiglie”. Senza contare che nei mesi scorsi un bel fastidio a Visco era stato arrecato dal banchiere Pietro D’Aguì, ex numero uno di Banca Intermobiliare, che ha presentato contro Bankitalia un esposto alla procura di Roma, basato addirittura su un memoriale depositato dall’avvocato Michele Gentiloni Silveri, cugino del premier. Certo, D’Aguì ha il dente avvelenato per alcune sanzioni subìte dalla Vigilanza negli anni passati e per alcune operazioni che Palazzo Koch non gli ha avallato. Ma la sua iniziativa non è certo stata indolore per via Nazionale. E per finire nei giorni scorsi a puntare l’indice sul Governatore sono stati anche altri ambienti bancari. A Ferrara, scottata dal tracollo di Carife, ha fatto rumore l’accusa di Riccardo Maiarelli, presidente della Fondazione Carife, il quale si è detto stupito “che solo ora, e con tutto quello che è accaduto, ci si accorga che Visco non aveva la qualità per guidare l’istituto”.

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