Ufficio di presidenza, il M5s sbanca pure a Montecitorio. Di Maio all’attacco: “Ora per i vitalizi non c’è scampo”

Alessandro Righi
Politica

Alla fine è tutta una questione di numeri. E per dirla con le parole di Luigi Di Maio, i numeri dicono che “ora per i vitalizi non c’è scampo”. La madre di tutte le battaglie, quella contro il privilegio della Casta più odiato dagli italiani si giocherà, del resto, negli Uffici di presidenza di Camera e Senato. Dove, a differenza di cinque anni fa, i rapporti di forza all’interno degli organi di vertice dei due rami del Parlamento si sono completamente ribaltati.

Il Movimento 5 Stelle è passato, su un totale di sedici caselle in ciascuno dei due Uffici di presidenza (ma alla Camera si salirà a 17), da un solo membro a sei componenti al Senato, dove potrà contare su un vice presidente (Paola Taverna), un questore (Laura Bottici) e quattro segretari; e da tre (poi scesi a 2 dopo la sospensione di Claudia Mannino) a sette alla Camera, dove potrà invece contare sul presidente (Roberto Fico), un vice presidente (Maria Edera Spadoni), un questore (Riccardo Fraccaro) e quattro segretari. Insomma, pur non disponendo della maggioranza assoluta, saranno determinanti per l’adozione dei provvedimenti inerenti le spese di Camera e Senato.

Provvedimenti adottati peraltro con regolamenti interni, approvati o modificati con semplici delibere degli organi di vertice attraverso le quali si potrà ridefinire, in virtù del principio dell’autodichia, la disciplina di tutti i rapporti in essere. A partire dai vitalizi, per i quali i 5 Stelle puntano al ricalcolo contributivo degli assegni già in essere e all’innalzamento dell’età pensionistica (attualmente 65 anni con un mandato e 60 dal secondo in poi) per quelli futuri sugli stessi livelli previsti per i comuni cittadini. Ma non è tutto. Con una semplice delibera si potrebbero introdurre nuove sforbiciate – dopo il taglio triennale scaduto il 31 dicembre scorso – agli stipendi del personale di Camera e Senato. Anche se una sentenza del Collegio d’appello lo vieterebbe.

Per ora un piano definito ancora non c’è. Di certo, con i 6 e i 7 voti garantiti negli Uffici di presidenza del Senato e della Camera, trovare la maggioranza sarà un’impresa meno ardua rispetto alla passata legislatura. Ieri si è chiusa la partita anche a Montecitorio. Dove, sono stati eletti alla vice presidenza anche Mara Carfagna (Forza Italia), la più votata con 259 preferenze, Lorenzo Fontana (Lega) e Ettore Rosato (Pd). Mentre affiancheranno Fraccaro, questore anziano più votato (269 preferenze), Gregorio Fontana (Forza Italia) e Edmondo Cirielli (Fdi). Segretari sono stati invece eletti Francesco Scoma (Forza Italia), Silvana Comaroli (Lega), Marzio Liuni, (Lega), Raffaele Volpi (Lega), Azzurra Cancelleri (M5S), Mirella Liuzzi (M5S), Vincenzo Spadafora (M5S) e Carlo Sibilia (M5S). Ai quali si aggiungerà un ulteriore segretario in rappresentanza del Gruppo Misto che sarà eletto in una votazione ad hoc.