L’ultima follia di Bruxelles. Bando per allargare i confini. Spesi 2,5 milioni di euro per una ricerca. Dovrà suggerire nuovi Paesi da invitare nell’Ue

di Carmine Gazzanni
Politica

Se da una parte i burocrati di Bruxelles sembra facciano di tutto per spingere i cittadini europei quantomeno a mettere in dubbio i benefici della permanenza nell’Unione, la stessa Unione sta già studiando per allargare i propri confini. Ed è paradossale che a commissionare uno studio ad hoc sia una rappresentanza, guidata da Antonio Tajani, ormai giunta agli sgoccioli. Eppure è esattamente quanto sta accadendo.

Il 17 novembre scorso il Parlamento Ue ha indetto un bando piuttosto curioso. Oggetto dell’appalto, la fornitura di “competenze in materia di politica estera”. Parliamo di un bando da 2,5 milioni di euro suddiviso in sei lotti distinti. Il primo riguarda, per l’appunto, uno studio sull’“allargamento dell’Ue”. Più nel dettaglio chi effettuerà l’analisi per Bruxelles dovrà affrontare – recita il capitolato – “questioni di politica di allargamento in generale” concentrandosi anche sui “Paesi candidati”.

Non è un caso che lo stesso lotto si concentri anche sui rapporti con Stati confinanti con l’Ue, a cominciare dai Balcani occidentali e dalla Turchia di Recep Tayyip Erdogan. Ma l’occhio in espansione dell’Unione europea guarda soprattutto all’Est. Il progetto di Bruxelles, infatti, è quello di studiare anche la sinergia con i Paesi del Mar Nero, la relazione con la Russia e, ancor di più, lo sviluppo degli Stati ex sovietici come Bielorussia, Ucraina, Moldavia, Georgia, Armenia e Azerbaigian. Senza dimenticare i ricchi Paesi che, pur essendo geograficamente europei, non hanno aderito all’Unione: Norvegia, Islanda, Svizzera e Liechtenstein.

Che in effetti sia più di un semplice studio, lo rivela il fatto che l’Ue non si ferma ad analizzare potenziali Paesi candidati ma, stando sempre alla documentazione di gara, si prevede anche di utilizzare “strumenti finanziari dell’Unione europea nelle regioni coperte da questo lotto”. Senza dimenticare, ancora, l’esame delle questioni riguardanti “energia, ambiente e clima” e questioni “economiche e commerciali” in relazione ai Paesi e alle regioni di cui si parla nel bando di gara. E non è tutto.

Spazio pure alla – così c’è scritto -“promozione dei diritti umani e della democrazia” in riferimento ai Paesi confinanti e candidati. Che, detto da chi di fatto calpesta i desiderata dei singoli popoli in nome dei voleri della finanza e dei mercati, appare quantomeno surreale. Ma non è tutto. Anche leggendo gli altri lotti emerge chiaramente come l’attenzione di Bruxelles per la democrazia sia a dir poco spasmodica. Gli altri cinque lotti dell’accordo quadro, infatti, si occupano di “Quartiere meridionale e Grande Medio Oriente”, “Sviluppo”, “Sicurezza e difesa”, “Commercio” e, appunto, “Diritti umani e democrazia”. A cominciare da “democratizzazione e processo elettorale” dei Paesi in via di sviluppo. Tutto legittimo. A patto che lo stesso processo elettorale non venga messo in forse a casa nostra.