Abracadabra della casta per garantirsi il salario massimo. Ultima trovata del nuovo Pd. Pagare i parlamentari quanto gli eurodeputati

di Antonio Pitoni
Politica

Mi costi? Ma quanto mi costi? Dipende dalla qualità. Che in una democrazia si misura sulle “guarentigie, la libertà di mandato e il trattamento economico dei parlamentari”. Tutte “questioni di grande delicatezza”, che stanno molto a cuore al tesoriere del Pd, Luigi Zanda. Talmente tanto che, il 27 febbraio scorso, proprio nei giorni nei quali Luigi Di Maio annunciava l’imminente taglio degli stipendi di deputati e senatori targato Cinque Stelle, ha depositato a Palazzo Madama un disegno di legge (ddl) per adeguarli alle spettanze degli europarlamentari.

Ma se il ddl Zanda venisse approvato, gli inquilini di Camera e Senato guadagnerebbero più o meno di quanto percepiscono oggi? E, soprattutto, il conto per la collettività aumenterebbe o no? Per rispondere occorre partire dal trattamento economico previsto attualmente per i parlamentari italiani e confrontarlo con quello fissato per i loro colleghi europei. Un deputato percepisce un’indennità (lo stipendio) di 10.435 euro lordi al mese, ai quali vanno aggiunti altri 3.503 euro mensili di diaria (rimborso per le spese di soggiorno nella Capitale) e altri 3.690 euro, sempre al mese (per metà da attestare e per metà a forfait), a copertura delle spese per l’esercizio del mandato. Totale: 17.628 euro lordi al mese, ai quali vanno poi aggiunti ulteriori rimborsi per le spese di viaggio (variabili) e telefoniche.

Un senatore, invece, percepisce un’indennità parlamentare lorda mensile di 10.385 euro. Cui vanno aggiunti 3.500 euro di diaria; 4.180 euro (per metà da rendicontare e per metà a forfait) a rimborso delle spese per l’esercizio del mandato; e altri 1.650 euro a copertura (forfetaria) delle spese generali. Totale mensile lordo: 19.715 euro, oltre ad una serie di facilitazioni per i trasporti stradali, aerei e marittimi. Il ddl Zanda prevede di rivedere l’intero sistema retributivo. Tanto delle indennità parlamentari quanto dei rimborsi. Individuando nel “trattamento riconosciuto ai membri del Parlamento europeo”, come spiega la relazione illustrativa del ddl, il “migliore ancoraggio obiettivo e autorevole per il trattamento dei parlamentari italiani”.

Tanto per cominciare, la nuova indennità sarebbe quindi identica a quella spettante agli eurodeputati. Oggi pari, stando ai dati pubblicati sul sito del Parlamento Ue, a 8.757 euro lordi al mese. Meno dell’ammontare delle indennità mensili percepite attualmente da deputati e senatori. Ma non è tutto. “Anche le componenti accessorie (i rimborsi, ndr) del trattamento economico dei parlamentari vengono rese omogenee a quelle di cui usufruiscono i membri del Parlamento europeo”, chiarisce la relazione al ddl Zanda. A cominciare dalla diaria, “determinata sulla base di quindici giorni di presenza per ogni mese e nella misura corrispondente all’indennità giornaliera corrisposta ai membri del Parlamento europeo” (articolo 2). Vale a dire 320 euro al giorno per 15 giorni, per un totale di 4.800 euro al mese, 1.300 euro in più di quanto percepito oggi dai parlamentari nazionali. Stesso discorso per l’indennità “erogata a titolo di rimborso delle spese generali connesse all’esercizio del mandato” (sempre l’articolo 2). Che a Bruxelles è fissata, per il 2019, in 4.513 euro al mese, anche in questo caso più alta delle somme oggi spettanti a deputati e senatori. Totale, escludendo le spese di viaggio rimborsate a parte, 18.070 euro lordi al mese.

Appena più di quanto percepisce oggi un deputato e un po’ di meno di quanto spetta a un senatore. Ma diminuisce la componente tassata (l’indennità) e aumenta quella esentasse (i rimborsi). E non finisce qui. La somma erogata agli eurodeputati a copertura delle spese generali per l’esercizio del mandato, non solo non è soggetta a rendicontazione (per i parlamentari italiani è obbligatoria sul 50% dell’ammontare), ma non include, a differenza di quanto previsto per deputati e senatori, neppure le spese per i collaboratori. “Le Camere rimborsano le spese effettivamente sostenute dai parlamentari per l’impiego di collaboratori personali liberamente scelti dai parlamentari stessi nell’ambito di un plafond mensile determinato nella misura del corrispondente plafond mensile nell’ambito del quale sono rimborsate le spese sostenute dai membri del Parlamento europeo per la medesima finalità”, recita il quarto comma dell’articolo 2 del ddl Zanda. E a quanto ammonta questo plafond di cui dispongono gli eurodeputati? “Nel 2019, l’importo massimo mensile disponibile è pari a 24.943 euro per deputato”. Da moltiplicare, in Italia, per 945 parlamentari. Un salasso.