Un Governo che ha Dignità. Via libera dalla Camera. Dall’occupazione all’azzardo: ecco le misure introdotte

dalla Redazione
Politica

Può esultare il Governo Conte per il primo provvedimento di una certa portata che ha superato il primo scoglio. Con 312 voti favorevoli e 190 contrari la Camera ha approvato, nella tardissima serata di ieri, il Decreto Dignità. Il testo passa adesso all’esame del Senato dove si punta all’approvazione prima della pausa estiva. Tempi stretti e l’obiettivo di evitare il voto di fiducia.

Tra le principali novità introdotte spunta l’obbligo della scritta “Nuoce gravemente alla salute” per le slot machine e i Gratta & Vinci, l’aumento delle sanzioni in caso di violazione del divieto di pubblicità per giochi e scommesse. Per quanto riguarda le misure antidelocalizzazioni ci sono state alcune limature, stoppato il recupero dell’iperammortamento per le aziende che usano solo temporaneamente all’estero i beni acquistati grazie all’incentivo. Alle aziende che hanno ricevuto aiuti di Stato e che spostano fuori dall’Unione Europea le loro attività prima che siano trascorsi 5 anni dalla fine degli investimenti agevolati, arriveranno sanzioni da 2 a 4 volte il beneficio ricevuto. In quel caso l’incentivo dovrà essere restituito con interessi maggiorati fino a 5 punti percentuali.

Per quanto riguarda le assunzioni viene prorogato lo sconto contributivo per chi assume un lavoratore con meno di 35 anni verrà, sconto che potrà essere utilizzato anche alle famiglie che contrattualizzano baby sitter, badanti e colf. I contratti a termine potranno durare massimo due anni, invece di tre, e il numero delle proroghe scenderà da cinque a quattro. Reintrodotte le causali, ma soltanto dopo i primi dodici mesi di contartto. Novità che per i contratti già in essere potranno essere applicate soltanto a partire dal ‘primo novembre.

Sullo Scuola salta il tetto dei 36 mesi e proroga di un anno (fino al 30 giugno 2019) più concorso per i maestri senza laurea. Per prof e amministrativi sparisce del tutto la norma dei 24 mesi sui contratti, con l’obiettivo di una maggiore stabilizzazione.

Un capitolo viene dedicato al Fisco e riguarda lo split payment, ovvero il trattenimento diretto dell’Iva da parte dello Stato nei rapporti con i suoi fornitori: viene abolito ma solo per professionisti. Rinviata la scadenza per l’invio dei dati del terzo trimestre a febbraio 2019 sullo spesometro, insieme quindi all’invio dei dati del quarto trimestre. C’è poi una revisione del redditometro, strumento comunque già messo da parte dal Fisco.