Un Manifesto per cambiare l’Ue. Di Maio lancia l’alleanza europea. L’obiettivo è una riforma democratica dell’Unione. Porte chiuse ai violenti e a chi incita alla guerra civile

di Antonio Acerbis
Politica

Il sogno europeo non è l’incubo dell’austerity. Contro i vincoli insostenibili dei trattati Ue, che strangolano gli Stati e opprimono i popoli, il Movimento Cinque Stelle si prepara a lanciare la scalata a Strasburgo. Per promuovere una nuova idea di Europa, condensata nei dieci punti di un manifesto programmatico, condiviso con i quattro alleati (ma presto il numero potrebbe allargarsi) che puntano, insieme, a dare vita ad un nuovo gruppo nel prossimo Europarlamento. Una riforma, tiene a sottolineare Luigi Di Maio, per cambiare profondamente, ma democraticamente, le istituzioni Ue.

Insomma, porte chiuse a chi mira a sovvertire con la violenza l’ordine costituito. “Qui non ci sono esponenti dei cosiddetti Gilet gialli, con i quali c’è stata e c’è una interlocuzione, con questa realtà che è molto complessa, perché ci sono diverse anime – chiarisce il leader M5S -. Ma da parte nostra non ci sarà un dialogo con chi parla di guerra civile e di lotta armata: se ci sarà una interlocuzione sarà con chi crede nella democrazia”. Condicio sine qua non scandita ieri, nella sede di Unioncamere a Roma, dove Di Maio ha presentato il progetto politico dei Cinque Stelle insieme ai primi quattro leader politici stranieri alleati del Movimento: Ivan Vilibor Sincic di Zivi Zid (Barriera umana), partito populista croato; Pawel Kukiz di Kukiz’15, movimento polacco; Karolina Kahonen, fondatrice di Liike Nyt (Movimento adesso) in Finlandia; Evangelos Tsiobanidis di Akkel (Partito dell’agricoltura e allevamento) della Grecia.

Nuovi compagni di viaggio con i quali i Cinque Stelle condividono l’obiettivo di “attrarre movimenti che non si riconoscono nelle destre sovraniste e nemmeno nei partiti tradizionali che siedono al Parlamento europeo da oltre vent’anni, complici delle scellerate politiche che hanno causato l’attuale disgregazione europea”. Per “essere ago della bilancia” e “incidere sulle scelte fondamentali dei prossimi anni”. Ma per formare un gruppo in seno al Parlamento europeo occorrono almeno sette partiti di altrettanti Paesi diversi: all’appello ne mancano due. Ma Di Maio è fiducioso sulla possibilità di allargare l’intesa ad altre forze politiche. Sbarrando, però, le porte alle frange violente dei Gilet Jaunes francesi.

Tutti i contraenti faranno proprio il Manifesto comune, ma presenteranno anche un proprio programma. “Perché ognuno di noi ha le sue diversità – spiega il capo politico dei Cinque Stelle -. Non siamo perfettamente d’accordo su ogni tema e infatti ci sarà un voto libero nel gruppo ma sui principi ispiratori, su una Europa diversa, siamo in perfetta sintonia”. Toccherà, quindi, anche agli iscritti M5S esprimersi e votare online tanto il programma del Movimento quanto il Manifesto, non appena sarà pronto. “è ancora da comporre lo completeremo con i nuovi compagni di viaggio che si aggiungeranno a quelli che siamo, e che servirà per contare di più non come forze politiche ma come cittadini”, ha chiarito Di Maio.

“Vogliamo far tornare di moda i diritti sociali e tornare a credere nel sogno europeo – insiste il leader M5S -. Oltre alla democrazia diretta, che è un valore fondante, dopo anni e anni di austerità è ora di tornare a pensare a far star meglio i cittadini italiani, i cittadini polacchi, quelli croati, quelli greci, i finlandesi, non le lobby, non le banche, non i grandi evasori fiscali”. Niente spazio per le domande: la formula non lo prevede. Solo gli interventi dei quattro leader stranieri presenti che, a loro volta, ospiteranno nei rispettivi Paesi analoghi eventi di presentazione dell’iniziativa e dei punti programmatici condivisi. Un po’ di riscaldamento prima dello sprint finale delle Europee.