Un nuovo pretesto per mettere l’Euro alle strette

di Sergio Patti

Ci risiamo. I mercati europei tornano sotto attacco. E l’assalto minaccia di estendersi a macchia d’olio sul debito pubblico dei Paesi più esposti, Italia in testa. Un assedio che sembra la riedizione di un film già visto. Era il primo trimestre del 2010 quando partì la grande speculazione che ha spostato il tiro dal gigantesco debito della grande finanza americana all’altrettanto gigantesco debito degli stati d’Europa. Una speculazione arrivata a mettere nel mirino la stessa sopravvivenza dell’Euro.
Ne seguì un lungo periodo di fibrillazione sui mercati, con miliardi di euro di valore bruciati dalle Borse di tutto il mondo. Tutto il mondo, o quasi, visto che in poco tempo alcune piazze finanziarie, con quella americana in testa, si ripresero ogni cosa di ciò che era stato perduto. E con gli interessi. Tanto che Wall Street è riuscita a rivedere i livelli pre crisi Lehman Brothers. Il frutto velenoso di quella speculazione è rimasto invece in Europa, dove i governi non hanno avuto scelta che adeguarsi a una politica di austerità detatta dai mercati finanziari e dalla Germania. A pagare il conto sono stati gli strati più bassi di paesi ridotti in ginocchio. Il Portogallo, la Grecia, la Spagna, l’Italia. I tagli alla spesa pubblica e la crisi economica ha seminato una foresta di poveri ed emarginati. Ha piegato migliaia di industrie e fatto un esercito di disoccupati.
Adesso il film si ripete. E nonostante la lezione, anche questa volta le istituzioni europee sembrano imbambolate, come un pugile suonato. La molla che può scatenare tutto è in realtà poca cosa. Cipro conta pochissimo nel bilancio europeo. Eppure è bastata la stretta sui conti del Paese e l’inceretezza della politica locale nel decidere le misure necessarie a contenere il debito pubblico del piccolissimo stato confinante con la Grecia per rimettere in croce l’Europa intera. E non solo. Ieri gli effetti della paura sul caso Cipro si sono sentiti anche sulle piazze finanziarie asiatiche, in forte calo per la paura di una nuova crisi europea.
Ma davvero siamo di nuovo sull’orlo del baratro? E’ triste da ammettere, ma sembra proprio di sì. Per due motivi, essenzialmente. Il primo è che appare chiaro come il debito di Cipro non possa essere che una scusa. Un pretesto per infiammare i mercati e far partire la speculazione. Troppa poca cosa rispetto alle masse finanziarie mosse dai paesi Ue. Il secondo motivo che allarma è, ancora una volta, la lentezza della macchina europea nell’affrontare le difficoltà finanziarie, anche minime, degli stati membri. Le difficoltà di bilancio di Cipro non erano infatti sconosciute. Eppure si è dovuti arrivare sino all’ultimo momentio utile perchè l’Eurogruppo e i suoi ministri finanziari decidessero di aprire un paracadute per il piccolo stato sull’orlo della bancarotta. La decisone di accordare un prestito di appena dieci miliardi di euro è arrivata solo nella notte tra venerdì e sabato scorso, quando nell’isola era tutto un rincorre gli sportelli dei bancomat per mettere al riparo dal prelievo forzoso deciso dal governo quanto più contante possibile.
Di fronte alle crisi finanziarie, dunque, l’Europa non ha ancora imparato ad agire in fretta e soprattutto a far sentire la sua voce con un timbro solo. Non si è sentita la Banca centrale europea, cui non spetta il compito di districare le matasse del debito contratto dai singoli paesi europei, ma che in fin dei conti alla fine ha come scopo quello di tutelare la moneta comune. Moneta che in queste tempeste finaziarie diventa un bersaglio fin troppo facile.
E’ tempo allora di rimettersi l’elmetto e aspettare che la nuova tempesta sui mercati si calmi. Sperando di non farsi troppo male. Effetto diretto di queste crisi è infatti l’aumento dello spread sui tassi del debito pubblico. Un problema gravissimo per l’Italia, che ha uno stock di debito altissimo e che pertanto con lo spread in rialzo può veder salire il monte del debito anche di decine di milioni al giorno. Una pacchia per gli speculatori finanziari. Una tragedia per i contribuenti, chiamati con il gettito fiscale a ripagare anche questi costi. E una tragedia per i risparmiatori, che vedono i loro investimenti erosi dalla perdita di valore dei titoli in portafoglio. A cominciare dai titoli bancari, anche ieri un pò tutti in forte ribasso. E dire che il valore delle partecipazioni è in caduta libera da anni. E a meno di metterci una pietra sopra, gli investitori dovranno attendere anni per rivedere i capitali impiegati.

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