Un Romano per il Sì. Prodi si schiera per la riforma, ma bacchetta Renzi: doveva separare referendum e Governo

dalla Redazione
Politica
Romano Prodi referendum

Alla fine ha rotto il silenzio, annunciando il proprio Sì al referendum. L’ex presidente del Consiglio, Romano Prodi, ha fatto irruzione nel dibattito politico, spiegando di essere a favore della riforma, pur dimostrando di non apprezzarla del tutto. Una posizione molto simile a quelle espresse da Fabrizio Barca e Arturo Parisi. Ma non è mancata la bacchettata a Matteo Renzi: bisognava tenere distinti il tema della riforma dalla sorte del Governo.

“Anche se le riforme proposte non hanno certo la profondità e la chiarezza necessarie, tuttavia per la mia storia personale e le possibili conseguenze sull’esterno, sento di dovere rendere pubblico il mio sì, nella speranza che questo giovi al rafforzamento della nostre regole democratiche soprattutto attraverso la riforma della legge elettorale”, ha affermato l’ex premier dell’Ulivo. La sorpresa è stata forte anche per modalità con cui è arrivata la presa di posizione: nessuna intervista, né lettere ai quotidiani, ma una nota stampa.

Prodì ha ribadito che il Sì è “naturalmente rispettoso nei confronti di chi farà una scelta diversa. Dato che nella vita, anche le decisioni più sofferte debbono essere possibilmente accompagnate da un minimo di ironia, mentre scrivo queste righe mi viene in mente mia madre che, quando da bambino cercavo di volere troppo, mi guardava e diceva: ‘Romano, ricordati che nella vita è meglio succhiare un osso che un bastone'”.

L’ex numero uno della commissione europea ha anche sollevato un’altra questione, con tanto di critica alla linea-Renzi: “Era chiaro che se si voleva chiedere una decisione sul contenuto della riforma costituzionale lo si sarebbe dovuto separare, come saggiamente da alcuni proposto fin dall’inizio dell’estate, dalla sorte del governo. Così non è stato e l’elettore italiano e l’osservatore straniero sono stati messi di fronte ad un confronto che ha per mesi esaltato le debolezze esistenti del nostro paese e ne ha inutilmente inventate delle non esistenti. Un dibattito che ci ha indebolito all’estero per pure ragioni di politica interna”. “Tale confronto è diventato quindi una rissa sulla stabilità, inutilmente messa in gioco da un’improvvida sfida”, ha sottolineato.

  • honhil

    In ogni competizione politica, quelli che non la pensano come i figli del Pci,Pds,Ds,Pd, e i loro sodali del momento, fanno sempre parte di “una pessima compagnia”. Basterebbe solo questo per votare no. Con il coltello, la ‘politica’, e soprattutto gli elettori non si possono tagliare. Eppure, passano gli anni ma si finisce sempre per farlo: e, zac, con un taglio netto, il primo che si alza la mattina, esibendosi sul filo del rasoio meglio del più bravo degli equilibristi, da una parte mette i buoni e dall’altra i cattivi. Si libererà mai questa gente dalla sindrome del capo classe? La risposta è semplice, mai. L’ elitario è un drogato inguaribile: ha bisogno della sua giornaliera dose di ideologia, per campare. E questo Prodi lo sa bene. Non per niente, dato che Renzi si è fatto fuori da solo dagli scenari possibili del dopo referendum, con l’annunciato suo No, batte sul batacchio di Palazzo Chigi.