Una road map per portare la Libia al voto entro la prossima primavera. L’Italia protagonista nel processo di stabilizzazione del Paese africano

di Alessandro Righi
Mondo

La promessa di un nuovo incontro. Ma soprattutto una road map per portare la Libia al voto entro la prossima primavera. La Conferenza di Palermo, organizzata e voluta dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, porta a casa un’intesa di massima (sebbene non scritta) con un obiettivo condiviso: la stabilizzazione del Paese attraverso una conferenza nazionale e le elezioni da indire nel 2019.

IMPEGNI REALI – “Crediamo che siano state poste delle premesse importanti per proseguire questo cammino”, ha detto Conte che chiudendo il vertice con il rappresentante speciale Onu per la Libia, Ghassan Salamè. Ma arrivare a questo risultato non è stato facile. A partire dalla presenza del generale Khalifa Belqasim Haftar, arrivato a Palermo solo lunedì sera, che ha seguito i lavori fuori da tutti gli incontri ufficiali (non compare neanche nella foto). Ma la sua presenza è stata comunque determinante. Specie ieri mattina, quando ha incontrato Al Sarraj, presidente del consiglio e primo ministro del governo di accordo nazionale. Foto (questa sì) con stretta di mano e dichiarazione metaforica che fissa alcuni paletti: “Non bisogna cambiare il cavallo mentre si sta attraversando il fiume”, ha detto il generale ad Al Sarraj. Tradotto, fuor di metafora, “non c’è bisogno di cambiare presidente prima delle elezioni”.

Da qui una ventata di ottimismo sull’esito dell’incontro con fonti diplomatiche italiane che parlavano di “alte aspettative”. E neppure l’abbandono del tavolo della conferenza plenaria da parte della Turchia, nel pomeriggio, ha smorzato gli entusiasmi. In una nota il vicepresidente della Repubblica, Fuat Oktay, parla di “profondo disappunto” per come sono stati condotti gli incontri. Un abbandono, spiega Conte nel pomeriggio, che “non ha inficiato il clima dell’incontro. Fare convergere a Palermo 30 paesi sullo scenario libico vuole dire esporre questo incontro a qualche particolare sensibilità o fibrillazione”. Un episodio, dunque, che non intacca il senso di unione che viene dal vertice di Palermo.

BENEFICI PER TUTTI – “Ho visto unità della comunità internazionale. Considero questa conferenza un successo e una pietra miliare importante per la lotta comune per portare la pace al popolo libico”, ha assicurato Salamè. “Palermo sarà considerata una pietra miliare nello sforzo comune per tracciare una via per portare fuori da questa situazione i nostri amici libici”. Prossimo passo nel 2019, quando sarà indetta una conferenza nazionale aperta a tutte le anime della Libia per fissare le regole di nuove elezioni. Una stabilizzazione auspicata che porterà benefici non solo alla Libia, ma anche all’Italia e al resto d’Europa.

A partire dall’immigrazione ed aprendo nuove opportunità per le imprese nel Paese africano. “Già oggi i flussi da Occidente verso la Libia sono diminuiti, un po’ meno con quello che accade da Oriente”, ha detto ancora Salamè. “Ovvio che ci aspettiamo che da una stabilizzazione della Libia ne possa derivare un benessere e un miglioramento delle condizioni di vita a tutti i libici”, ha aggiunto Conte, spiegando anche “come la sensibilità dell’Italia non è riassumibile solo nel problema dell’immigrazione. Tutti gli altri Paesi prossimi alla Libia hanno problemi per quel che riguarda il contenimento dei flussi migratori e dalla stabilizzazione ci aspettiamo che ne derivi un più efficace contrasto alla minaccia terroristica e al traffico di esseri umani”.