Venezia #staiSerenissima. Zaia vuole limitare i visitatori? E meno male che il turismo è il nostro oro nero

di Beatrice Scibetta
Cronaca

Quando ci chiedono di dove siamo, noi italiani ci illuminiamo dicendo il nome della nostra città, e poi del nostro Paese, universalmente riconosciuto come uno dei più belli. Eppure ieri il governatore del Veneto Luca Zaia ha detto di voler limitare il numero dei turisti a Venezia,  che non può sostenere 27 milioni di persone all’anno. Il “numero chiuso” è una soluzione auspicabile per la Serenissima, che dovrebbe aspirare nel lungo termine ad essere capitale di un Veneto autonomo. L’esponente della Lega Nord ha spiegato i problemi relativi ai numeri molto consistenti di visitatori, ma ne ha omesse le cause legate a disorganizzazione e incapacità di differenziare e smistare i flussi. Le responsabilità delle amministrazioni locali ricadono così sulla popolazione mondiale che viaggia in cerca della Bellezza: un bene universale che non appartiene a nessun governatore e a nessuna amministrazione. Limitare la scoperta di un luogo equivale a limitare la fruibilità di un bene pubblico, come l’illuminazione, il manto stradale o la sicurezza. Quando si parla di turismo, la politica ha il compito di assicurarne la qualità e limitarne i danni collaterali (delinquenza e illegalità) ma non può deciderne la quantità, che dovrebbe essere motivo di vanto e risorsa sulla quale costruire maggiore benessere.

Bellezza universale – Non si può impedire a un cittadino del mondo di scoprire il casino Venier fra Piazza San Marco e Rialto nel mezzanino di un edificio che è tanto poco appariscente all’esterno quanto stravagante al suo interno. Non si può impedire a una coppia innamorata di baciarsi sul Ponte dei Sospiri. Non si può impedire a un sognatore di scoprire la storia della pozione magica della Teriaca, che nelle farmacie della città era famosa nel 17esimo secolo perché poteva “curare ogni male”. Non si può impedire a un romantico di passare un sotoportego (via sotto a un edificio) per arrivare a Piazza San Marco. Non si può impedire a un amante della storia di notare che due delle colonne del loggiato del Palazzo Ducale sono rosa, mentre le altre sono tutte bianche: fra quelle due colonne il Doge annunciava i condannanti a morte, e il rosa ne ricorda il sangue.

Il nostro oro nero – Non si può limitare la ricchezza del nostro Paese, che ognuno di noi racconta con fierezza in ogni contesto. Valorizzare le bellezze sconosciute, aumentare l’afflusso di turisti in città minori e nei borghi meno noti del Belpaese e fare attenzione alla tutela dei beni culturali sono le ricette per contrastare i disagi che i grandi numeri possono causare.

Gli enti nazionali del turismo dovrebbero ampliare lo spazio mediatico dedicato a mete meno popolari per evitare la sproporzione crescente tra l’assedio alle solite città note e il minore appeal di altre altrettanto belle. La storia non si può interrompere, perché è un valore globale, come le tradizioni. Ogni giorno a Venezia, sul bellissimo lato sud ovest del Palazzo Ducale, vengono accese due piccole luci, in ricordo di un fornaio ingiustamente condannato a morte nel 1500. Non si possono spegnere quelle luci, come non si può spegnere quella della nostra cultura agli occhi del mondo.

Commenti

  1. Sergio

    Ma non sarebbe meglio aumentare le “tasse” per chi vuole accedere a Venezia invece del numero chiuso?. Si otterrebbero migliori effetti, meno turismo di massa, che non sempre porta benefici, ma turisti più consapevoli e responsabili.

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