Il viaggio nel Paradiso dei ricchi di Juncker. Così l’Ue dell’austerity ha difeso loschi affari. Il ritratto da non perdere dell’euro-burocrate che strizza l’occhio alle multinazionali

dalla Redazione
Cultura

Partiamo da un presupposto fondamentale: non siamo davanti a un libro populista, che lascia spazio a commenti stucchevoli che lasciano il tempo che trovano. Se si pensa che sfogliando “Il paradiso dei ricchi” (Chiarelettere) ci si imbatterà in dichiarazioni al limite del complottismo, avete sbagliato libro: non è questo il caso. Sono documenti esclusivi, testimonianze inedite, un’inchiesta durata mesi e condotta dal più autorevole network mondiale di giornalisti d’inchiesta (l’Icij, l’International Consortium Investigative Journalists) che ha consentito a Leo Sisti di confezionare un saggio che chiunque vuole comprendere i limiti del sistema-Europa al di là di ogni demagogia è tenuto a leggere.

Sisti non si lascia andare a sfoghi, non scade mai. Illustra, invece, in maniera oggettiva “il cartello delle tasse”, i favori garantiti per anni dal Lussemburgo, vero e proprio paradiso fiscale nel cuore dell’Europa, alle multinazionali. E, in questo viaggio, spicca il ruolo colpevole di chi è stato di fatto il padre-padrone del Lussemburgo prima, e dell’Europa poi. E non è un caso, come spiega brillantemente Sisti nel libro, che le richieste di dimissioni arrivate già pochi mesi dopo l’insediamento in Commissione di Jean-Claude Juncker, non abbiano avuto vita facile. Una testuggine al comando (la cosiddetta “G5”) ha consentito a Mr. Euro di conservare il potere, pur nell’ombra scura di responsabilità e silenzi.

La lettura prosegue, incessante, nonostante il tema sia ostico per chi non conosce delicate questioni finanziarie come i tax rulings. E torna indietro, nella ricostruzione impeccabile che Sisti consegna di Juncker. Tocca Gelli, Gladio, Sindona, il sistema dei servizi segreti lussemburghesi e i legami di questo mondo torbido proprio con Juncker, “il più giovane ministro in Europa”. Sisti, autore di uno scoop, Luxleaks, che nel libro viene raccontato “dal di dentro” in tutti i suoi dettagli, aneddoti e rischi censura ad ogni angolo, ricostruisce gli anni trascorsi senza che nessuno sia riuscito a toccare l’uomo dell’austerity, nonostante legami e accuse più che pesanti. È bastato un “io non sapevo” e uno “scusate ma non è colpa mia” per assolvere il più grave scandalo finanziario che ha attraversato l’Unione europea dalla sua fondazione. Bisognerebbe partire da qui se si vuole cambiare realmente questa Europa.