Viale Mazzini difende il canone. La Rai è troppo indietro sulle piattaforme digitali. Il nuovo Ad Salini punta su contenuti e nuovi format ma servono più risorse per innovare

di Antonio Pitoni
Tv e Media

Rivendica la paternità delle nomine dei nuovi direttori dei Tg. “Sollecitazioni e suggerimenti non ce ne sono stati, mi attribuisco l’intera responsabilità delle nomine”. Ribadisce l’impegno per “creare format originali” partendo “dalla centralità del contenuto” per “alimentare la piattaforma Rai Play e le reti tradizionali”. E non è tutto. “Il piano news non potrà che partire dal portale digitale di informazione”. Anche perché la Rai “ha accumulato un ritardo inaccettabile”, come dimostra il sito di Rainews, posizionato in classifica “quasi in zona retrocessione”. Ma è sulla situazione dei conti di Viale Mazzini che l’Ad, Fabrizio Salini, si è a lungo soffermato nel corso della sua audizione, ieri, in commissione di Vigilanza.

ALLARME BUDGET – “L’impostazione della legge di bilancio rende critico il reperimento delle risorse necessarie per i progetti del contratto servizio”, ha avvertito. Numeri alla mano, “sarà molto complesso operare le trasformazioni necessarie”. Per questo, ha spiegato il manager Rai, è stata avviata un’interlocuzione con il Governo per “giungere ad una ottimizzazione delle risorse”. D’altra parte, se i ricavi da canone ammontano attualmente a circa un miliardo e 775 milioni di euro, pari all’85% delle somme pagate dagli utenti (il restante 15% include il prelievo forfettario del 5% introdotto nel 2015), “alla luce delle previsioni della proposta di legge di bilancio 2019” (che prevede la stabilizzazione dell’importo del canone a 90 euro e il trasferimento nelle casse della Rai solo del 50% dell’extragettito), ha sottolineato Salini, “tale valore (1,775 miliardi, ndr) è destinato a rimanere sostanzialmente invariato nei prossimi anni”. Con effetti tutt’altro che positivi, secondo l’Ad di Viale Mazzini. “Oltre a portare strutturalmente in negativo il segno del conto economico – ha spiegato – rende critico il reperimento delle risorse necessarie alla copertura dei costi dei progetti previsti dal Contratto di servizio”.

CONFRONTO APERTO – Gli introiti del (solo) 50% dell’extragettito, si tradurrà, sha proseguito Salini, in “un calo delle risorse di circa 93 milioni di euro”. Rendendo per la Rai “molto complesso mettere in atto le trasformazioni verso i nuovi scenari”. L’obiettivo è arrivare ad una “parziale compensazione”, aprendo un confronto con il Mise, interlocutore di Viale Mazzini per l’applicazione del Contratto di servizio. Salini confida, garantendo l’impegno della Rai “alla ottimizzazione e alla razionalizzazione delle sue risorse”, di arrivare a “un punto di equilibrio”.

APPALTI ESTERNI – I costi degli appalti esterni rappresenta circa il 24% dei costi complessivi della programmazione: 131 milioni di euro su 540 milioni di Euro. Anche se, precisa l’Ad Rai, Fabrizio Salini, la cifra “incorpora anche i costi esterni che sarebbero comunque sostenuti dall’azienda anche in caso di internalizzazione completa della commessa”. A cominciare dai costi per il reperimento delle risorse artistiche (conduttori e ospiti), oltre a quelli delle scenografie e per i service produttivi. “Pertanto – chiarisce – se si considerasse esclusivamente il valore dei contratti verso le società di produzione esterna”, l’incidenza dei costi degli appalti sui costi complessivi della programmazione Rai “si ridurrebbe a circa il 14%” (75 milioni di euro su una spesa complessiva di 540 milioni”.

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