Vigilare sulle Camere è una fatica. Ora è l’Ufficio parlamentare di Bilancio a non avere freni. Nel 2019 le spese previste superano i 10 milioni

di Carmine Gazzanni
Politica

L’ultima volta che ne abbiamo sentito parlare è stato con l’accesa discussione riguardante la Manovra 2019. Nel corso delle tante audizioni e delle tante bocciature registrate dalla Finanziaria gialloverde, in tanti si saranno chiesti: che cos’è l’Ufficio parlamentare di bilancio? In effetti è difficile sentirne parlare in altre circostanze. Il compito dell’organo presieduto dal professor Giuseppe Pisauro, però, non è così secondario: questa sorta di Authority è deputata a verificare le stime di finanza pubblica e il rispetto delle regole di bilancio nazionali ed europee, assicurandone l’affidabilità.

Argomenti cruciali e certamente non di facile lettura. E forse è questo motivo che la quantità di produzione deficita e non poco: stando almeno al sito dell’Upb l’ultimo aggiornamento risale proprio all’audizione sulla Manovra, del 27 dicembre. In un mese, insomma, non sarebbe stato prodotto nulla. Eppure i costi, su cui giustamente l’Ufficio si sofferma quando c’è da puntare il dito su eventuali errori in questa o quella Finanziaria, passano in secondo piano quando sono quelli dell’Ufficio stesso. Stando, infatti, alle tabelle allegate al Bilancio di previsione 2019 dell’organo, le spese di cassa per quest’anno supereranno la soglia dei 10 milioni di euro.

Occorre precisare che in realtà le spese di competenza (cioè quelle ascritte a quest’anno) sono pari a 7,4 milioni. Ma considerando anche alcuni pagamenti arretrati (residui passivi per oltre 2 milioni di euro), ecco che la spesa sale a 10 milioni. Ed ecco il balzo in avanti: se confrontiamo le spese di cassa relative al 2018 si passa dagli 8,6 milioni spesi nell’anno appena trascorso ai 10 del 2019.

Ovviamente la quota maggiore dell’esorso sarà riservata al personale dipendente: 4,3 milioni cui si aggiungono anche contributi per ulteriori 1,5 milioni di euro. Una somma sostanziosa giustificata dal fatto che, come si legge nella relazione, a lavorare nell’Upb sono in 24 (dagli iniziali 18). Ma anche qui l’obiettivo è già dichiarato: portare nel quarto anno di vita la struttura a contare 40 dipendenti complessivi. E non è un salto di poco conto considerando che le retribuzioni si aggirano, per la qualifica di “esperto”, sui 60mila euro, mentre qualora si diventi “esperto senior” anche la retribuzione schizza sopra i 100mila euro, con picchi fino a 145mila euro. C’è da sorprendersi? Probabilmente no.

Basta andare sul sito dell’Ufficio parlamentare di bilancio e scoprire le retribuzioni del Consiglio: il presidente Pisauro percepisce il massimo consentito dalla legge, 240mila euro annui. E i due suoi colleghi non sono da meno: Chiara Goretti è consigliere parlamentare di Palazzo Madama, un ruolo che consente, con gli scatti di anzianità, di arrivare alla stessa fatidica soglia dei 240. Un po’ meno percepisce, invece, l’economista Alberto Zanardi che si “ferma” a 192mila euro.

Non si può dimenticare, poi, l’acquisto di beni e servizi, per cui l’Autohity spenderà ulteriori due milioni di euro, tra acquisto di giornali (12mila euro), organizzazioni eventi (37mila) e servizi per “organi e incarichi istituzionali” (oltre un milione di euro). Senza dimenticare, ancora, i 34mila euro stanziati per i corsi di formazione del personale. E se il personale si dovesse rivelare insufficiente? Niente paura. A bilancio ci sono anche oltre 300mila euro per eventuali consulenze. Così sarà ancora più facile puntare il dito e bacchettare chi spende troppo.