Sui vitalizi il M5S teme agguati al Senato. Bottici: “Mi aspetto di tutto, pure che tentino di rinviare il voto”

di Antonio Pitoni
Politica
LAURA BOTTICI
“In Consiglio di presidenza ci aspettiamo di tutto da chi in questi anni non ha fatto altro che difendere i vitalizi, ma noi tireremo dritti”. L’allarme lo lancia la senatrice questore M5S, Laura Bottici. Che dall’inizio della legislatura sta seguendo la delicata pratica del taglio dei vitalizi degli ex parlamentari. Un traguardo che la Camera ha superato il 12 luglio scorso e che il Senato insegue con il fardello di tre mesi di ritardo sulle spalle.
Cosa potrebbe impedire, martedì, di chiudere la partita?
“Abbiamo il sospetto che le altre forze politiche presenteranno moltissimi emendamenti al testo base (il termine scade lunedì, ndr) al solo fine di far slittare il voto finale”.
Scusi, ma non avete idea di quanti ne siano stati presentati?
“Al momento non è dato sapere né quanti siano né, di conseguenza, cosa contengano”.
Lo saprete lunedì, alla scadenza del termine?
“Me lo auguro vivamente. Così avremo almeno ventiquattr’ore di tempo per esaminarli e capire con un po’ d’anticipo cosa ci aspetterà il giorno dopo. Non vogliamo immaginare che qualcuno voglia continuare a giocare con i soldi degli italiani”.
Lei è stata molto critica sul percorso della delibera seguito al Senato.
“Ritengo che alcuni passaggi si potessero evitare, velocizzando l’iter”.
Ad esempio?
“L’audizione di Boeri, che il Consiglio di Presidenza ha voluto sentire a tutti i costi nonostante fosse chiaro che non avrebbe detto nulla di diverso di quanto aveva già esposto alla Camera. Sarebbe bastato acquisire la relazione depositata a Montecitorio”.
Tutto qui?
“Inizialmente, l’accordo tra gli Uffici di presidenza prevedeva che gli uffici della Camera si occupassero dell’esame tecnico e quelli del Senato dell’analisi giuridica del testo. Poi avremmo incrociato i risultati. Ma quando Montecitorio aveva completato il suo lavoro, il Senato, che ha proceduto obiettivamente a rilento, era in forte ritardo. Così il presidente Fico ha deciso di andare avanti. E bene ha fatto, aggiungo”.
Colpa della Casellati?
“Devo rilevare che non solo la vicenda dei vitalizi, ma anche altre delicate questioni di competenza della presidenza non sono state affrontate con la dovuta velocità”.
A cosa si riferisce?
“Per esempio agli organismi collegati al Consiglio di presidenza. A cominciare dai Comitati per i rapporti con i dipendenti, necessari per la riforma del regolamento sui concorsi, senza la quale dopo l’istituzione del ruolo unico (Camera-Senato, ndr), non si può procedere alle assunzioni necessarie a colmare la carenza d’organico a Palazzo Madama”.
È l’unico peccato che la spinge a pensar male della Casellati?
“Guardi, io non penso male della presidente. Ma quando leggi alcuni articoli di stampa secondo i quali lei era in causa con il Senato per farsi riconoscere il vitalizio arretrato per gli anni di mandato svolti al Csm, qualche dubbio può venire… Tra l’altro mi piacerebbe leggere la sentenza del Consiglio di garanzia che le ha dato ragione e che interviene sull’applicazione del regolamento dei vitalizi. È necessario per capire se il regolamento va modificato”.
Ma come, non l’ha ancora letta?
“No, perché le sentenze – ma questo da sempre – non sono pubblicate. Perciò chiederò che tutte le decisioni di primo e secondo grado degli organi di giurisdizione del Senato siano trasmesse, in automatico, al Consiglio di presidenza”.
Torniamo alla delibera: perché insistete sul fatto che il Senato adotti lo stesso testo della Camera?
“Le due Camere sono autonome, ma il Parlamento è unico: Camera e Senato devono viaggiare in parallelo. Peraltro, delibere diverse e conseguenti trattamenti diversi tra deputati e senatori, potrebbero essere motivo di ulteriori ricorsi. Per questo è importante che il trattamento economico degli ex parlamentari, al pari di quello dei parlamentari in carica, venga uniformato”.
Con il via libera a questa delibera la partita dei vitalizi può considerarsi chiusa?
“Considero questa delibera solo un primo passo, sebbene necessario per mettere fine allo scandaloso privilegio di trattamenti ingiustificati”.
Un primo passo verso…?
“Un sistema in cui l’eletto versa i contributi nella cassa previdenziale di provenienza restando soggetto alle relative regole. In questo modo percepirà un unico assegno, rapportato ai contributi, alla stessa età dei comuni cittadini. Si supera così l’ulteriore privilegio dei contributi figurativi per due terzi a carico della collettività per maturare la pensione civile”.

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