Vittoriano, bocciato il bando ad aziendam. I giudici amministrativi hanno annullato la gara perché il testo conteneva clausole troppo restrittive e anticoncorrenziali

di Fabrizio Di Ernesto
Cronaca

di Fabrizio Di Ernesto

Il Tar del Lazo ha deciso l’annullamento del bando di gara, indetto dalla direzione regionale dei Beni culturali e paesaggistici del Lazio, relativo alla concessione dei servizi al pubblico integrati per il complesso del Vittoriano, di cui l’Altare della Patria è il monumento più famoso e conosciuto e che comprende anche tutta una serie di altre strutture tra cui il Sacrario delle bandiere e il Museo del Risorgimento.
Tornano quindi in ballo i 16 milioni offerti per quattro anni per gestire il complesso e con esso il traffico di turisti che visita l’opera, fino ad oggi appannaggio della onlus Comunicare organizzare guidata da Alessandro Nicosia. Marketing, pianificazione, fund raising, pianificazione attività culturale e comunicazione, accoglienza, informazione, orientamento e vigilanza delle aree di competenza, realizzazione del servizio di noleggio audioguide; nonché visite guidate e progettazione sono solo alcune delle attività previste nel bando che il vincitore dovrà garantire.

La sentenza
Il Tribunale amministrativo ha accolto il ricorso presentato da quattro società contro il Mibac, ovvero il ministero del Beni culturali, che ha in consegna il complesso. Secondo i gruppi, che non erano riusciti a ottenere l’appalto, nel bando vi erano “clausole seriamente anticoncorrenziali, requisiti troppo elevati o non ben definiti”. I giudici hanno accolto le loro richieste annullando il precedente bando. Motivando la loro decisione i giudici del Tar hanno rilevato come al bando in questione, essendo relativo ad una procedura di affidamento in concessione di servizi al pubblico, debbano essere applicati sia i principi che derivano dal Trattato dell’Unione europea sia le norme italiane che regolano i contratti pubblici. In pratica per procedere all’assegnazione dell’appalto il concessionario deve effettuare una scelta che tenga conto delle procedure di competitività e competenza, tutti principi che in questa occasione sono stati invece violati dalla presenza di clausole troppo restrittive ed anticoncorrenziali Tutto da rifare quindi per il ministero dei Beni culturali, bocciato ancora una vola, che ora dovrà indire un nuovo bando partendo dalle precisazioni stabilite dai giudici amministrativi.

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