Cercasi uomo della previdenza

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Di Stefano Sansonetti

Nel frattempo siamo arrivati al quinto mese. Il problema è che da quel 12 febbraio 2014 non è stata ancora presa nessuna decisione. Nebbia fitta sulla futura governance dell’Inps, l’ente di previdenza che a partire da quella data è guidato da Vittorio Conti nelle vesti di commissario. All’ex uomo Consob, 71 anni, un decreto firmato dagli allora ministri del lavoro e dell’economia, Enrico Giovannini e Fabrizio Saccomanni, aveva assegnato un incarico pro tempore. Come ricorda ancora oggi il sito internet dell’Inps, Conti era stato incaricato di gestire l’istituto “fino alla definizione del processo normativo per la revisione della governance degli enti previdenziali e assicurativi pubblici e alla nomina del nuovo titolare, non oltre il 30 settembre 2014”. Peccato che finora nulla sia stato deciso sui futuri assetti dell’Inps. Una bella lacuna, se si considerano le discussioni che erano emerse con l’abbandono di Antonio Mastrapasqua, l’ex numero uno dell’ente uscito di scena dopo l’indagine sui presunti rimborsi gonfiati da parte dell’Ospedale israelitico di cui risulta ancora oggi direttore generale.

Il nodo
Dopo quello scossone si era cominciato a ragionare sull’opportunità di una nuova governance dell’Inps, ora guidato da un presidente, da un direttore generale e da un Civ, ovvero un Consiglio di indirizzo e vigilanza a “trazione” sindacale. In molti avevano chiesto il recupero del vecchio consiglio di amministrazione, per rendere la gestione ancora più collegiale. Ebbene, nonostante i chiari riferimenti temporali contenuti nel decreto Giovannini-Saccomanni, della nuova governance non c’è ancora la minima traccia (ci vorrebbe una nuova legge). Né il governo guidato da Matteo Renzi, con l’ex leader delle coop rosse Giuliano Poletti al timone del dicastero del lavoro, sembra preoccuparsene più di tanto. Disinteresse grave, se solo si pensa che l’Inps, come confermato dalla relazione annuale presentata ieri, seppur in un contesto di dichiarata tenuta finanziaria, a causa della pesantissima eredità dell’Inpdap ha chiuso il 2013 con un rosso di 9,9 miliardi. Il fatto è che finora è rimasto tutto fermo anche perché sul futuro del vertice dell’Inps si sta giocando una partita di potere di non poco conto. Tra chi ambisce a prendere il posto di Conti spicca proprio Giovannini. Forte di ottimi rapporti con il presidente della repubblica, Giorgio Napolitano, l’ex ministro del lavoro ha però un “piccolo” problema. E’ stato ministro del governo targato Enrico Letta fino al 22 febbraio 2014 e dovrebbe aspettare un anno prima di occupare una poltrona di vertice. Per questo c’è chi ipotizza una proroga di qualche mese per Conti, giusto il tempo di consentire a Giovannini il rientro in scena. Ma l’operazione è tutt’altro che scontata. Anche perché, contemporaneamente, si registrano fortissime pressioni sindacali. E qui torna in gioco la questione della governance. Alle sigle, i cui rappresentanti da sempre siedono nei Civ degli enti previdenziali, non dispiace l’assetto attuale che non comprende un consiglio di amministrazione. Vorrebbero però modificarlo depotenziando il ruolo del presidente e aumentando i poteri del Civ. All’interno del quale, oggi, spiccano alcuni uomini forti della Cisl come Pietro Iocca, presidente dello stesso Consiglio, e Donatello Bertozzi, braccio destro di Raffaele Bonanni. E non è un caso che anche il nome del leader del sindacato di via Po sia tra i papabili per la successione a Conti. Bonanni sul punto si è sempre schermito, in realtà per lui l’ostacolo più grande è rappresentato dall’ “avversione” nei confronti dei sindacati manifestata a più riprese da Renzi.

I papabili
Altro profilo in cerca di “un posto al sole” è quello di Alberto Brambilla, ex sottosegretario al lavoro, ex presidente del Nucleo di valutazione della spesa previdenziale e oggi animatore di Itinerari Previdenziali. Ma le sue chance di salire al vertice dell’Inps sono a dir poco scarse. Nella rosa c’è pure Mauro Marè, esperto di previdenza e presidente Mefop, la società controllata dal Tesoro per lo sviluppo del mercato dei fondi pensioni. In passato è stato fatto anche il nome dell’ex ministro del lavoro Tiziano Treu, il quale però non sembrerebbe favorito dall’età (è nato nel 1939). Tra l’altro alla fine dell’anno scade pure il direttore generale dell’Inps, Mauro Nori, anche lui di estrazione Cisl. La partita è ancora lunga.

@SSansonetti

IL BUCO ARRIVA A 10 MILIARDI DI EURO MA L’ENTE ASSICURA: IL SISTEMA TIENE

Di Maurizio Grosso

Il mantra è sempre lo stesso. La sostenibilità del sistema pensionistico non è in pericolo. Sta di fatto che la pesante eredità dell’Inpdap, l’ex ente previdenziale dei dipendenti pubblici, continua a farsi sentire. E così, a tre anni dall’incorporazione, l’Inps ha chiuso il 2013 con un rosso di 9,9 miliardi. Ma la situazione è assolutamente sotto controllo, ha garantito il comissario pro tempore dell’ente previdenziale, Vittaorio Conti. Il quale ha presentato ieri la Relazione annuale dell’istituto.

I numeri
Ad ogni modo la spesa complessiva lorda dell’istituto lo scorso anno è aumentata da 261,5 a 266,9 miliardi, con un incremento del 2,1% rispetto al 2012: le pensioni liquidate sono state 1,1 milioni, per il 54% prestazioni previdenziali (596.675) mentre il restante 46% costituito da prestazioni assistenziali (514.142). E così il rapporto tra la spesa pensionistica e il Pil, che partiva dal 14% circa prima della crisi, è attualmente al 16,3%, ma secondo Conti “sarebbe arrivato oltre il 18% senza le recenti riforme, grazie alle quali si arriverà al 13,9 nel 2060”. Gettando uno sguardo ai dati disaggregati della relazione viene fuori che nel 2013 il 43% dei pensionati, pari a 6,8 milioni di persone, ha ricevuto uno o più assegni per un importo totale medio mensile inferiore a 1.000 euro lordi. Il 13,4%, pari a 2,1 milioni, si situa addirittura al di sotto dei 500 euro. Invece 676.406 soggetti, pari al 4,3% del totale dei pensionati Inps, riscuotono pensioni di importo medio mensile superiore a 3mila euro lordi, assorbendo il 14,4% del totale della spesa. Il 73% dei pensionati Inps percepisce una sola pensione, mentre “il restante 27% ne cumula due o più”. Le pensioni per le donne risultano ancora più leggere di quasi un terzo: 1.081 euro contro un reddito pensionistico medio di 1.297 euro lordi. Rispetto agli uomini, che prendono mediamente 1.547 euro, si tratta del 30% in meno. Le donne, si legge nel rapporto, pur rappresentando il 54% del totale dei beneficiari di redditi da pensione ricevono una quota di reddito pensionistico pari al 45% a causa del minor importo dei trattamenti percepiti.

Il dopo Fornero
Lo scorso anno sono crollate le nuove pensioni liquidate, anche a seguito della stretta prevista dalla riforma Fornero. Le nuove liquidazioni mostrano per i dipendenti privati un calo del 32% per le pensioni di anzianità e anticipate e del 57% per la vecchiaia. Ciò a causa “dell’elevazione del requisito di anzianità contributiva” e “dell’innalzamento dell’età pensionabile”, ha spiegato l’Inps. I titolari delle nuove pensioni di anzianità e anticipate hanno un’età media di 59,3 anni e un’anzianità contributiva di 39,7 anni. Per le nuove pensioni di vecchiaia l’età media dei titolari alla decorrenza è di 63,8 anni con un’anzianità contributiva pari in media a 25,1 anni. Quanto ai lavoratori autonomi si registrano, al contrario, incrementi del 23,7% e del 12,1% rispettivamente per pensioni di anzianità e anticipate e per quelle di vecchiaia “dovuti a un effetto di trascinamento della disciplina antecedente la riforma Monti-Fornero”. In ogni caso, l’effetto dell’ultima riforma è mitigato dai pensionamenti in deroga del 2013, “incluse le uscite in favore delle diverse categorie di lavoratori esodati di volta in volta individuate”. Presente alla presentazione della relazione anche il ministro del lavoro, Giuliano Poletti, il quale ha detto che presto il governo si occuperà di dare un segnale sulla nuova governance dell’istituto.