Gruppo Ferrarini, la Ruocco alla guerra dei prosciutti. Il Mef appoggia la Holding estera Pini contro Bonterre con Intesa e Unicredit

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Avere i prosciutti sugli occhi è stata una prerogativa di varie Commissioni parlamentari d’inchiesta del passato, compresa quella sulle banche, che però adesso è presieduta dalla M5S Carla Ruocco (nella foto), che gli occhi vuole aprirli bene anche sui prosciutti, quelli veri e commercialmente blasonati come i Ferrarini. Un nome familiare a chi frequenta gastronomie e supermercati di tutto il Paese, ma che è finito in concordato dopo che nel 2018 il patrimonio netto è diventato negativo per 123 milioni e il debito è schizzato a 360 milioni.

Da qui è nato un braccio di ferro tra il Gruppo Pini e la cordata guidata da Bonterre, e sostenuta da Intesa Sanpaolo e Unicredit, per rilevare la società di salumi tracollata anche a causa di investimenti sbagliati e dei finanziamenti ricevuti da Veneto Banca per operazioni “baciate”, cioè l’acquisto di azioni dell’istituto di credito poi finito in liquidazione coatta amministrativa.

La Pini Holding è un colosso guidato dall’italo-ungherese Roberto Pini, che ha base a Cipro e nuovi impianti per la macellazione intensiva in Spagna, tanto da far temere che possa delocalizzare anche le attività del gruppo emiliano guidato dall’ex vicepresidente di Confindustria per l’Europa, Lisa Ferrarini. Per questo ha destato sorpresa che a Pini si sia alleata Amco, l’ex Sga di proprietà del ministero dell’Economia e delle Finanze.

Sempre Pini, inoltre, secondo quanto riferito dall’Agenzia Ansa il 17 febbraio scorso “avrebbe pagato una cauzione di 100 milioni di zloty polacchi (22 milioni di euro) nell’ambito di un’inchiesta per frode fiscale che lo coinvolge dal 2016 in Polonia. Una notizia “vecchia” secondo Pini, ma sicuramente non falsa.

La vicenda del gruppo Ferrarini è arrivata così nella Commissione presieduta dalla Ruocco, dove c’è una forte vigilanza sulle operazioni derivate dal default di Veneto Banca, e qui qualche settimana fa è stata sentita l’amministratore delegato di Amco, Marina Natale. Secondo quanto riportato dagli atti parlamentari e ripreso dal giornale online Startmag, alle domande del senatore Massimo Ferro (Forza Italia) e del deputato Giulio Centemero (Lega), la Natale ha spiegato che Amco ha deciso di sostenere la proposta di concordato presentata dal gruppo Pini dopo una comparazione con quella presentata da Bonterre ed altri.

Una risposta che ha messo in guardia la Commissione, in quanto la delibera della società del Mef a favore di Pini è del 25 maggio mentre la proposta Bonterre ed altri è stata presentata solo il 10 agosto. Non convincente anche la motivazione legata al massimo vantaggio per i creditori, in quanto “la proposta Pini comporta un soddisfo dei creditori del 30% interamente per cassa mentre la proposta concorrente prevede un soddisfo dei creditori del 10,41% di cui solo un terzo in denaro”.

Circostanza non esatta, in quanto Pini pagherebbe alla fine del piano industriale portato in concordato, tra sette anni, e solo se questo avrà successo, mentre Intesa Sanpaolo e Unicredit metterebbero subito la loro forza finanziaria a sostegno del salvataggio. Anche Amco e Pini dovrebbero garantire le risorse per mantenere e incrementare i livelli occupazionali, e sulla carta ne hanno i mezzi, ma di promesse poi rivelatesi illusioni nella grandi crisi aziendali ne abbiamo già viste a sufficienza. E il clima in Commissione Bicamerale non sembra quello di cercare nuove avventure.

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