La Sveglia

Il futuro di Gaza tra tendopoli e macerie

Tra i comunicati sul futuro di Gaza e le immagini delle tende, la distanza resta misurabile.

Il futuro di Gaza tra tendopoli e macerie

L’iftar tra le macerie circola nelle stesse ore in cui la parola “ricostruzione” viene pronunciata nei palazzi. Una famiglia palestinese stende una tovaglia sopra i detriti della propria casa distrutta, divide pane e zuppa mentre alle spalle restano ferri piegati e cemento frantumato. La scena racconta più di qualunque vertice internazionale.

Sul terreno la cosiddetta tregua continua a perdere pezzi. Amnesty International Italia e Greenpeace Italia, davanti a Palazzo Chigi e alla Farnesina, hanno denunciato oltre 600 palestinesi uccisi dall’avvio del cessate il fuoco del 9 ottobre 2025, tra cui più di 100 bambini, e almeno 1.620 violazioni registrate fino al 10 febbraio 2026 tra raid aerei, colpi di artiglieria e sparatorie. I numeri sono contenuti nei loro documenti diffusi il 19 febbraio. Intanto il ministero della Difesa israeliano ribadisce, con dichiarazioni riprese da Anadolu Agency, che le forze resteranno nella “zona di sicurezza” di Gaza senza limiti temporali.

Sullo sfondo, lo studio pubblicato su The Lancet Global Health e ripreso da Reuters il 19 febbraio stima 75.200 morti violente tra il 7 ottobre 2023 e il 5 gennaio 2025. Il 56,2% appartiene a donne, bambini e anziani: circa 42 mila persone. È una fotografia statistica che attraversa governi e conferenze, e che resta sul tavolo mentre si discute di gestione internazionale della Striscia.

La Cisgiordania aggiunge un altro capitolo. Reuters riferisce dell’uccisione di un diciannovenne palestinese con cittadinanza statunitense vicino a Ramallah, in un episodio attribuito a coloni israeliani. Versioni divergenti, indagini annunciate, tensione che sale.

Tra i comunicati sul futuro di Gaza e le immagini delle tende, la distanza resta misurabile. La famiglia che rompe il digiuno tra i calcinacci continua a vivere dentro quella distanza. Ogni giorno.