La Casellati all’Opera… per il figlio. Alvise astro nascente della lirica. L’ascesa inarrestabile del direttore d’orchestra. Grazie agli aiutini di mamma, del Senato e della Rai

di Filippo Satta
Politica

Paghi uno e prendi due. Da Corigliano Calabro a Venezia e da Verona a Benevento (passando per Genova, Grosseto, Cagliari, Napoli, Padova, Bari, Caserta…), sono ormai la coppia più famosa nel mondo della lirica italiana: Maria Elisabetta e Alvise Casellati. Madre e figlio. Lui è un ex avvocato folgorato dalla passione per la direzione d’orchestra. Lei è la presidente del Senato, aspirante inquilino del Quirinale. Dove si esibisce l’uno arriva l’altra, che per il figlio stravede. Tanto che, pur di lanciarlo nell’olimpo musicale, non solo assedia i direttori dei teatri d’opera ma ha trasformato il Senato in una sorta di agenzia di collocamento. Appena eletta alla presidenza di Palazzo Madama – ricordate? – è volata a Genova per l’ultima recita della Rondine di Puccini, diretta da un Alvise all’epoca sconosciuto ai più.

L’arrivo al Carlo Felice (con tanto di scorta) ha fatto il giro di tutti i tg. Risultato? Oggi Casellati junior – che tra gli addetti ai lavori gode fama non esaltante di routinier – è osannato dai giornali come “uno dei talenti emergenti degli ultimi anni” (autodefinizione ben evidente sul sito del medesimo). Stabilmente piazzato al Carlo Felice, applaudito dalla mamma anche al Lirico di Cagliari, al Petruzzelli di Bari e al Verdi di Padova, il 19 luglio è atteso al Teatro greco di Taormina, il 13 agosto all’Arena e alla Fenice dall’11 al 15 ottobre. Con genitrice sempre al seguito.

PAGA PANTALONE. Ogni comparsa (privata) della presidente del Senato trasforma l’esibizione di Alvise in un evento (pubblico). E fa tutti felici: lui, lei, i sovrintendenti in cerca di endorsement, i prefetti, la politica e la mondanità locale. Ma se le trasferte sono private, la scorta non lo è. E nemmeno i poliziotti che garantiscono la sicurezza dei teatri o la bonifica delle strade. è a carico di Pantalone anche il finanziamento delle fondazioni liriche che ospitano il nuovo talento, e a cui sicuramente conviene la simpatia della seconda carica dello Stato. Che oltre ad avere buoni rapporti (via Gianni Letta) con Salvo Nastasi, potentissimo segretario generale del Mibact, è una stalker dei palchi d’onore: immancabile alle prime della Scala, di casa alla Fenice e all’Arena, scintillante al San Carlo di Napoli come all’Opera di Roma e al Massimo di Palermo, ha imposto la sua passione anche al Senato, firmando una convenzione con la Rai per promuovere “eventi culturali” in aula.

Quanto costi ai contribuenti Senato&Cultura è un mistero fitto. Ma tra il pubblico trovate spesso i direttori dei teatri lirici e il presidente della Rai Marcello Foa. I risultati si vedono. In contemporanea all’Omaggio a Napoli che in Senato, lo scorso settembre, ha ospitato il coro di voci bianche del San Carlo (era sovrintendente Rosanna Purchia, voluta da Nastasi), il San Carlo ha avuto Alvise a dirigere la sua orchestra alla rassegna di Caserta Un’estate da re. Bis in galleria Umberto per Opera is in the air, evento organizzato e diretto da Junior medesimo, a cui Rai 5 ha assicurato uno speciale di mezz’ora. E sempre la Rai dell’amico Foa lo ha chiamato a dirigere Beethoven, in novembre, all’Auditorium di Torino. Con tanto di intervista al Tg1.

VIVA L’ITALIA. C’era la diretta Rai anche sabato scorso, quando Senato&Cultura ha celebrato l’impegno degli operatori sanitari contro il Covid19. In aula stavolta c’erano Ferzan Ozpetek e Mogol, ideatori della Giornata dei camici bianchi di cui la Casellati si è fatta tenace madrina, scippandola addirittura alla collega Urania Papatheu. Forse non è estraneo a tanta dedizione il fatto che Ozpetek, noto ai più per il cinema, sia anche un regista lirico: ha portato in scena Aida nel 2011 per il Maggio fiorentino, poi Traviata (2017) e Madama Butterfly (2019) al San Carlo di Napoli. Ogni sua regia fa notizia. E visto che Ferzan e Alvise hanno pure lo stesso manager, Alessandro Ariosi (nel cui roster c’è, guarda caso, anche il direttore onorario del San Carlo, Zubin Metha), chissà che, in un prossimo allestimento, non ci sia Alvise a impugnare la bacchetta. Grazie alla mamma (e ai contribuenti).