Le mosse del socio di Carrai che fa da tramite con la Libia. Lui è Leonardo Bellodi: media pure i contatti tra l’Italia e il Paese arabo

di Stefano Sansonetti
Primo piano

Italiano ma molto vicino alla Libia. Al punto da aver fatto parte di una delegazione libica in occasione di un incontro con il Dipartimento di Stato americano. Un qualcosa che sembra andare oltre l’inquadramento come semplice aneddoto. E fa capire chi sia oggi il profilo che più di altri sta cercando di mantenere i collegamenti tra Italia e Libia. Lui è Leonardo Bellodi, già lobbista di lungo corso dalle parti dell’Eni, oggi docente alla scuola di formazione del Dis (il dipartimento che coordina i nostri servizi segreti) e socio di Marco Carrai, il Richelieu del premier, in una società di cyber security che si chiama Cys4 (che vanta diversi soci isrealiani diretti o indiretti).

IL PERSONAGGIO – Sono molti gli osservatori che indicano in Bellodi colui che avrebbe favorito giovedì l’incontro tra il ministro dell’economia, Pier Carlo Padoan, e il presidente della Lia (Lybian Investment Authorty). Si tratta del fondo sovrano libico che in italia ha diversi investimenti ma che di fatto sconta un’operatività bloccata dalle decisioni dell’Onu e dalla complicata situazione geopolitica del Paese. Su questo punto, però, contattato da La Notizia Bellodi si è schermito, dicendo che “la Lia è un fondo sovrano tale da non aver bisogno di intermediazioni per incontrare il Governo italiano”. Ma che il socio di Carrai conosca bene il fondo sovrano e gli altri veicoli di investimento libici è un fatto che dietro le quinte viene assicurato da molti osservatori. Nelle apparizioni tv di cui ogni tanto è protagonista, per dire, Bellodi parla sempre di Libia. In una recente trasmissione è intervenuto su una zona geopoliticamente delicatissima come il cosiddetto “triangolo del Salvador”, un’area tra Libia, Niger e Algeria dove imperversano fondamentalismi e traffici di armi e droga. Insomma, un rapporto molto stretto, tale da far circolare con insistenza la voce che sia un consulente dei libici.
LA SPIEGAZIONE – La Notizia ha naturalmente chiesto a Bellodi se per caso abbia rapporti di consulenza con la Libia. Sul punto il socio di Carrai si è limitato a dire che si occupa di Libia da molto tempo. Ma ha svelato un retroscena interessante. L’anno scorso, ha riferito, “c’è stata un’iniziativa a Washington in cui il Dipartimento di Stato americano ha incontrato una delegazione libica in cui ero inserito”. L’evento, ha aggiunto, “era all’interno dell’Atlantic Council”. Ma sorge una domanda: in che modo, al di fuori di una consulenza, un italiano finisce dentro una delegazione libica che incontra i vertici a stelle e strisce? Qui Bellodi ha risposto che evidentemente “il governo libico mi ha invitato perché pensa che io mi intenda di varie questioni”. Se si parla di Libia, ha aggiunto, il discorso sul Belpaese è automatico: “La Libia è la priorità numero uno dell’Italia”. E la Lia, che da noi ha grossi investimenti, è normale “che si affidi a diverse persone”. Ma allora che ruolo ha esattamente Bellodi per La Libia: un intermediario, un consulente o cos’altro?