Ogni cittadino milanese è in credito verso la città di Milano di 6,58 mq di verde. Al posto di avere a disposizione 18 mq di aree verdi fruibili, come previsto dalla legge nazionale (DM 1444/68) e da quella regionale (LR 12/2005), la quota reale per ogni milanese si ferma a soli 11,42 mq. Un “furto” di spazio vitale messo a segno dall’edilizia incontrollata e dal consumo di suolo, avallata in questi anni dalle varie amministrazioni cittadine.
A dimostrarlo, lo studio del professor Sergio Brenna, già ordinario di Urbanistica al Politecnico di Milano, che La Notizia ha potuto consultare. Ma prima di analizzare numeri e dati, occorre un inciso: alcuni giorni fa La Notizia aveva dato conto della domanda posta attraverso una serie di accessi agli atti dall’avvocato Veronica Dini al Comune di Milano. Il quesito era semplice: quanti metri quadri di verde ha a disposizione ogni milanese, presenti e futuri, calcolando cioè anche i nuovi progetti immobiliari?
Per il Comune impossibile analizzare i dati e rispondere sul verde procapite disponibile
Dopo mesi, l’Amministrazione di Giuseppe Sala aveva risposto “di non essere in grado” di fornire “la dotazione esatta”, perché la richiesta “avrebbe comportato attività di elaborazione dati”, al momento non disponibili. Tuttavia, aggiungeva il Comune, quei dati sarebbero stati “desumibili” da alcune tavole del Pgt.
Da sottolineare poi che la norma parla di “dotazione minima inderogabile” di 18 mq per “ogni abitante – insediato o da insediare”, precisando che di quei 18 mq, almeno 9 mq devono essere destinati a “spazi pubblici attrezzati a parco e per il gioco e lo sport, effettivamente utilizzabili per tali impianti” con “esclusione di fasce verdi lungo le strade”.
Lo studio del professor Brenna
Alla luce della stupefacente risposta (cioè che palazzo Marino non è in grado di sapere quanto verde c’è per ogni abitante), il professor Brenna ha deciso di fare quei calcoli tanto complicati da solo. Con pazienza certosina è andato a spulciare il Piano di Governo del Territorio 2030 e ha analizzato ogni singola scheda degli 88 Nuclei di identità locale (NIL), dove sono riportati popolazione esistente e quantità a verde e dei servizi secondari esistenti.
I dati aggiornati solo parzialmente
La prima cosa che ha notato Brenna è che le schede risultano aggiornate al 2025 per quanto riguarda la quantità delle aree per standard (cioè verde e servizi secondari), ma non per la popolazione, il cui dato è fermo al 2020. Statisticamente un errore da matita blu, visto che se la legge prevede un coefficiente da rispettare (il verde per abitante) non si può aggiornare un dato (il verde) e non l’altro (il numero degli abitanti), altrimenti i calcoli non tornano. Una svista alla quale certamente i tecnici comunali metteranno rimedio.
I risultati: sottratti 6,58 metri di verde a ogni cittadino milanese
Brenna ha proceduto comunque con la analisi e i risultati dicono che a fronte di una popolazione di 1.437.075 milanesi, il verde disponibile è di 16.413.118 mq. Il che fa 11,42 mq a testa, appunto. All’appello mancano cioè 6,58mq. Spariti. Volatilizzati.
E sotto il parametro di legge, seppur in maniera meno massiccia, è anche lo standard urbanistico da individuare per la cosiddetta “popolazione del territorio servito”, ossia le aree a servizio necessarie alla popolazione che non essendo residente, si reca a Milano per motivi di lavoro, studio, turismo, ecc., che urbanisticamente si definisce “popolazione fluttuante”. Per questa il valore minimo da garantire per legge è di 17,50 mq/ab (DM 1444/68 – LR 12/2005), mentre oggi il Comune individua solamente 17,06 mq/ab. Mancano cioè solo 0,44 mq.
La somma finale è impietosa
E, se si sommano i due parametri richiesti dalla legge per la quantità complessiva e minima per standard urbanistico a servizio sia della popolazione residente che di quella fluttuante (18+17,50), a Milano si arriva a 28,48 mq/ab di media, a fronte di un requisito minimo di legge di 35,50 mq/ab.
Infine, resta da dire che il prof. Brenna ha voluto magnanimamente considerare nel calcolo delle superfici green anche il cosiddetto “verde ambientale”, cioè quello delle aiuole spartitraffico che non dovrebbe essere conteggiato per legge. Se avesse tolto anche quel verde infruibile dai milanesi, un dato già allarmante, sarebbe divenuto choccante.