A Di Maio va detto grazie. La priorità adesso è rilanciare il Movimento. Parla uno dei senatori più critici, Dessì: “Gli stati generali passaggio cruciale”

di Antonio Pitoni
L'intervista

“Un discorso ben costruito. Ho molto apprezzato la rivendicazione del lavoro fatto e dei tanti provvedimenti targati M5S finora approvati. Oltre, ovviamente, al richiamo ai valori identitari del Movimento”. Il senatore Emanuele Dessì, firmatario insieme ai colleghi Primo Di Nicola e Mattia Crucioli, Francesco Mininno e Matteo Marilotti, di un documento in cinque punti per sollecitare e proporre una riforma organizzativa del Movimento ha appena finito di ascoltare l’intervento dell’ormai ex capo politico M5S, Luigi Di Maio, che ieri ha deciso di rimettere il suo mandato.

Una scelta obbligata quella di Di Maio?
“Considerando le normali dinamiche di un movimento politico, dimettersi a conclusione di un percorso di riorganizzazione (la nomina dei facilitatori, ndr)e dopo aver indetto gli Stati generali dei Cinque Stelle, credo sia un passaggio che ci può stare. Luigi è una persona capace e intelligente e avrà avuto i suoi motivi. Ciò detto è stata una decisione meditata visto che, per sua stessa ammissione, da diversi mesi lavorava al discorso di commiato”.

Sta di fatto che il nodo del doppio ruolo – di leader politico e ministro – era una delle questioni che avete sollevato nel vostro documento…
“Per come conosco io Di Maio, parliamo di una persona dalle capacità di lavoro impressionanti. La giornata però dura 24 ore, per lui come per chiunque e le cose da fare sono tante. Lui stesso, nel suo discorso, ha ammesso di aver preso decine di decisioni al giorno. Forse avere a disposizione una squadra di più elementi a cui delegare parte dei compiti lo avrebbe aiutato”.

A più riprese Di Maio ha richiamato la fiducia e lanciato stoccate a chi ha lavorato più per la visibilità personale che per la causa del Movimento. Come firmatario di quel documento si è sentito chiamato in causa?
“Assolutamente no. Noi ci siamo limitati a formulare una proposta nell’interesse del Movimento, con spirito costruttivo, per risolvere i problemi non per crearne. Un documento di partenza aperto al contributo di tutti”.

L’idea è quella di presentarlo agli stati generali dei quali, però, al momento, fatta eccezione per la convocazione a marzo, si sa poco o nulla circa l’organizzazione e il metodo di lavoro…
“Per questo abbiamo scritto una lettera al direttivo del Senato chiedendo di convocare una riunione congiuta dei gruppi parlamentari per capire come e se potremo dare una mano nell’organizzazione degli stati generali e secondo quali regole saranno celebrati”.

Nel documento sollevate anche la questione della piattaforma Rousseau, “percepita come una realtà estranea al Movimento stesso” quando, invece, “dovrebbe essere sotto il controllo di M5S”. A cosa vi riferite?
“Per tutti gli aspetti legati all’attività poltica del leader M5S, in particolare quelli connessi alla democrazia diretta, a cominciare dai quesiti sottoposti al vaglio degli iscritti, crediamo che la gestione debba essere interna al Movimento. Quella tecnica, ovviamente, può restare a Casaleggio”.

Teme che le dimissioni di Di Maio dalla guida del Movimento possano avere ripercussioni sulla tenuta del Governo Conte?
“Assolutamente no. Di Maio si è dimesso dalla leadership del Movimento non da ministro”.

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