Alla faccia di espulsi e abbandoni. Il Movimento è più vivo che mai. L’ultimo addio è quello dei dissidenti Angiola e Rospi. Senza voci contrarie, M5S cerca nuova compattezza

di Nicola Scuderi
Politica

Secondo qualcuno, il Movimento è ormai storia. Come se potesse bastare l’espulsione del giornalista Gianluigi Paragone o gli abbandoni dell’ultima ora dei deputati Nunzio Angiola e di Gianluca Rospi, entrambi passati al gruppo Misto, a mandare in frantumi un’idea che ha sconquassato la politica italiana. Ma siamo davvero sicuri che le cose stiano così e non si tratti dell’ennesima burla di chi vuole il male di M5s? A ben vedere in ogni legislatura le fuoriuscite sono state copiose, molto più che in quella tutt’ora in corso, e dolorose. Dati alla mano, come si evince dall’ultimo report di Openpolis, i cambi di casacca nell’attuale legislatura sono stati 85 traducibili in “4,47 al mese, un dato che comunque continua ad essere ampiamente sotto a quello della scorsa legislatura, in cui il fenomeno era fuori controllo e i cambi di casacca erano oltre 9 ogni 30 giorni”.

Basterebbe questo per capire che il temuto crollo dei grillini per via di espulsioni e abbandoni non è nulla più che propaganda politica ma c’è di più. Già perché proprio per la natura movimentista dei grillini, in netto contrasto con quanto accade in un partito politico di stampo tradizionale, non si può escludere che queste trasformazioni siano fisiologiche e, estremizzando il concetto, addirittura positive. I pentastellati, invece di farsi travolgere dalla situazione come vorrebbe qualcuno, si stanno dimostrando più uniti che mai nel seguire la linea scelta e voluta dal segretario Luigi Di Maio.

Così, sfatato il mito di un cambio casacche fuori controllo, non resta che prendere atto del fatto che quanto sta accadendo sembra essere un processo di risanamento del Movimento che, espellendo le voci in forte e continuo dissenso come nel caso di Paragone, tenta di ricostruirsi attorno a una più forte e condivisa identità. Ma c’è di più perché, con buona pace di chi dice il contrario, non sembrano esserci rischi di tenuta per il governo che, a conti fatti, poggia sempre sullo stesso numero di voti. Una tenuta che appare assicurata anche dal fatto che i parlamentari fuoriusciti sono tutt’altro che interessati a far cadere il Conte 2 con cui potrebbero perdere poltrona e stipendio.

SITUAZIONE IN EVOLUZIONE. Non c’è dubbio che la situazione che ha e sta facendo discutere di più, è quella relativa all’espulsione di Paragone. Si tratta di un caso spinoso, fosse solo per la notorietà del senatore, che sta causando notevoli strasichi nonostante fosse chiaro a tutti che le cose non sarebbero potute andare diversamente. Il giornalista, infatti, era entrato spesso e volentieri in contrasto con le linee di Di Maio e dei vertici del partito, spesso criticate con durezza. Una rottura che era andata avanti a suon di voti contrari, non ultimo quello in occasione del voto di fiducia al governo Conte 2, e che ha reso inevitabile l’espulsione. Un caso che in queste ore sta dividendo i grillini, specie dopo che Alessandro Di Battista, ex deputato grillino nonché amico di Paragone, è intervenuto in difesa del giornalista spiegando che “è più grillino di molti altri” e che “siamo sempre stati in sintonia”.

Parole che sono state immediatamente usate, da chi vuole il male del Movimento, per far sembrare che si stia aprendo addirittura un’ipotesi di scissione interna. Qualcosa che, è chiaro, non si può escludere in senso assoluto ma che gli stessi protagonisti hanno negato. Anzi Paragone sembra intenzionato a giocarsi tutte le carte per restare all’interno di M5S tanto che ha preannunciato di non voler abbandonare il gruppo in Senato dal quale, semmai, “mi dovranno buttare fuori”.

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