Altolà dei Cinque Stelle alla Lega sui migranti. Di Stefano (M5S) striglia il Viminale: decide il Governo non un singolo ministero

di Carmine Gazzanni
Politica

Da una parte il Movimento 5 Stelle con Giuseppe Conte, dall’altra Matteo Salvini. Nel mezzo, 49 migranti che dopo 19 giorni in mare sono finalmente sbarcati sulla terraferma. E i nervi di nuovo tesi nel Governo dopo che Malta ha accolto i disperati della Sea Watch e Sea Eye con l’accordo a redistribuirli tra 8 Paesi Ue tra cui l’Italia. Accordo all’insaputa del ministro dell’Interno, lamenta però Salvini, che ha respinto l’intesa al mittente. Il Movimento 5 stelle è rimasto in silenzio per tutta la giornata. Solo in serata è arrivata la pesante strigliata da parte del sottosegretario agli Esteri, Manlio Di Stefano, ospite di Otto e mezzo: “Il presidente del Consiglio è Giuseppe Conte e la politica migratoria è materia di competenza del governo, non di un singolo ministro”.

Per capire come si sia arrivati a questo punto, però, occorre riavvolgere il nastro. Sono le 12 quando il premier maltese Joseph Muscat annuncia il via libera all’accordo su cui diversi Paesi lavoravano da giorni. L’intesa comprende anche i 249 migranti che La Valletta ha soccorso alla fine di dicembre e la cui redistribuzione aveva posto a condizione per dare l’ok allo sbarco: 131 verranno ridislocati in altri paesi Ue e 44, provenienti dal Bangladesh, verranno rimpatriati. In base all’accordo i migranti saranno ricollocati in otto Stati dell’Unione: Germania e Francia ne riceveranno 60 ciascuno, il Portogallo 20, Olanda, Lussemburgo e Irlanda 6, la Romania 5.

L’Italia ha dato la disponibilità a fare la sua parte, ma è l’unico degli otto Paesi a non aver ancora reso noto il numero, riservandosi di farlo solo dopo lo sbarco, secondo quanto si apprende a Bruxelles. Alla Commissione Ue comunque si aspettano tra le 20 e le 25 persone, ed in ogni caso un numero a due cifre. Attorno alle 14, tuttavia, l’Italia apre il rubinetto dell’acqua fredda sugli entusiasmi di tutti: “Io non autorizzo arrivi di migranti”, ha affermato Salvini da Varsavia dopo la conferenza stampa con l’omologo polacco Joachim Brudzinski. “Le scelte – ha aggiunto, accusando gli alleati M5s di non averlo avvertito della decisione di prendere parte delle persone soccorse dalle ong – si condividono e le riunioni si fanno prima non dopo”. Si tratta, ha spiegato il ministro, “di una decisione che non ha senso. Serve un chiarimento”.

Dalla sua, però, Salvini lamenta la presenza dell’Italia a ogni richiesta, a differenza degli altri Paesi. “L’estate scorsa – ha spiegato il titolare del Viminale – i Paesi europei si erano impegnati a prendere 650 migranti sbarcati in Italia, ma solo 150 sono stati effettivamente redistribuiti”. Il ministro fa riferimento sia ai 477 sbarcati a Pozzallo il 16 luglio 2018, recuperati dalle navi Protector e Monte Sperone, sia ai 177 sbarcati il 26 agosto a Catania da nave Diciotti. Per quanto riguarda lo sbarco di Pozzallo, gli accordi a livello europeo, si apprende da fonti del Viminale, prevedevano che Germania, Portogallo, Spagna, Malta e Francia avrebbero dovuto accogliere 50 persone, mentre l’Irlanda ne avrebbe colti 20, per un totale di 270.

Ma i trasferimenti effettivi sono stati 129: 23 persone sono andate in Germania, 50 in Francia, 19 in Portogallo, 16 in Irlanda, 21 in Spagna e nessuno a Malta. Per quanto riguarda invece i 177 sbarcati a Pozzallo, solo 16 migranti sono stati ricollocati in Irlanda. Da qui il dissidio e la richiesta di un confronto da parte di Salvini. Richiesta sedata dai Cinque stelle e da Di Stefano: “Dal primo giorno, Conte ha detto che avremmo preso donne e bambini, gli individui più in difficoltà. Penso sia molto importante aver raggiunto l’obiettivo di farli sbarcare”. Un chiaro messaggio agli “amici” della Lega.

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