Altro che brodini caldi, come il jobs act. Con il reddito di cittadinanza e quota 100 l’italia ha due riforme vere. Ecco cosa prevedono

di Alessandro Righi
Politica

“Andrà liscio, conto che duri mezz’ora…”. C’è voluto un po’ di più di quanto previsto dal vicepremier, Matteo Salvini, ma la sostanza non cambia. Il via libera al decretone su Reddito di cittadinanza e Quota 100 alla fine è arrivato. Varato al termine del Consiglio dei ministri che ieri sera ha messo, nero su bianco, la normativa che disciplina le due misure bandiera del Governo gialloverde.

“Una giornata importante e a vincere sono, come sempre, i cittadini. Un risultato che ripaga anni di battaglie portate avanti dal M5S”, gongola l’altro vicepremier, Luigi Di Maio, al termine del vertice, in tarda mattinata, con il leader della Lega e il premier, Giuseppe Conte, che ha spianato di fatto la strada, dopo le ultime limature, al decreto del cambiamento. E poi, dopo il Consiglio dei ministri, tutti e tre di nuovo insieme ad illustrare, a colpi di slide, bandiere italiane e dell’Ue alle spalle, il decreto del popolo. Persino lo spread, sceso a 252 punti, ai minimi dallo scorso settembre, sembra approvare.

“Come sembrano lontane le settimane dell’infrazione: a maggio ci sarà un nuovo Rinascimento europeo”, prevede Salvini. Mentre il premier respinge e smentisce ogni ipotesi di manovra correttiva: “Il nostro non è un ottimismo irragionevole. Vediamo anche noi che si profila una congiuntura non favorevolissima, ma dateci tempo”. Ma il tema è un altro: le misure del cambiamento per il popolo. Valgono “22 miliardi, soldi veri”. E partiranno entrambe ad aprile, assicurano Di Maio e Salvini.

“Non solo promesse elettorali, ma un progetto di politica economica sociale”, ribadisce Conte. “Fondiamo un nuovo welfare State al passo con l’Europa”, con una “rivoluzione del mondo del lavoro”, annuncia Di Maio. Il leader M5S rassicura sui punti più controversi della misura pentastellata, digerita ad alcune condizioni dalla Lega. Non andrà tutta al Sud, ma per il 50% al Mezzogiorno e per il 50% al centronord. Niente assistenzialismo: ci sono norme “anti-divano” e per evitare gli abusi e “non converrà rifiutare la prima offerta di lavoro, perché la seconda può essere più lontana, e la terza in tutta Italia”. Ma non è tutto.

Si stimolerà l’economia perché “chi non spenderà entro il mese i soldi con la card li perderà”. Ci saranno anche le pensioni di cittadinanza da 780 euro per i single e a 1.032 per i nuclei familiari. E si è posto rimedio sul tema dei disabili, su cui la Lega aveva apuntato i piedi. “Ci sarà un’integrazione per 255mila famiglie con persone con disabilità”. Conferma Di Maio.

Nel decreto spuntano pure due clausole di salvaguardia. Per garantire che non si sforino gli stanziamenti per quota 100, a pagare il conto potrebbe toccare al ministero di Di Maio. Tocca inceve a Salvini illustrare Quota 100, che dedica all’ex premier Mario Monti e all’ex ministra Elsa Fornero (“Piangerà ancora”). “I soldi ci sono per tutti e se avanzano andranno ad abbassare le tasse – assicura -. Le uscite creeranno un milione di posti di lavoro. E garantiamo il tfs senza costi per gli statali. L’obiettivo resta quota 41 per le pensioni”. Secondo i calcoli del ministro, le misure targate Lega – dalla flat tax alla pace fiscale – coinvolgeranno 10 milioni di italiani. Da domani si volta pagina. Sul tavolo del Governo restano spinosi dossier: dalla Tav, al nuovo presidente Consob, dalle trivelle alle banche in difficoltà. Ma solo da domani.

Cosa prevedono i due provvedimenti

Reddito garantito a cinque milioni di italiani in povertà. 1,7 milioni di famiglie. Ci sono anche i disabili. Per accedere al Reddito di cittadinanza bisogna essere maggiorenne, essere disoccupati o inoccupati, avere un reddito di lavoro inferiore alla soglia di povertà in Italia, stabilita dall’Istat, percepire una pensione inferiore alla soglia di povertà, essere residenti in Italia da almeno 10 anni. L’articolo 2 del decreto specifica che possono accedere al sussidio solo coloro che hanno un Isee di massimo 9.360 euro. Viene considerato anche il reddito familiare che dovrà essere inferiore alla soglia di 6mila euro annui (per un single) incrementato secondo una scala di equivalenza (0,4 per ogni componente maggiorenne e 0,2 per ogni minore con un massimo di 2,1). Tra gli altri requisiti vi è un patrimonio immobiliare che non può superare i 30mila euro, esclusa la prima casa. Reddito e pensioni di cittadinanza raggiungeranno quasi 5 milioni di persone, 1,7 milioni di famiglie in cui rientreranno anche 250mila nuclei con disabili. Una platea su cui saranno distribuiti poco meno di 6 miliardi di euro nel 2019.

Come calcolare l’aiuto. Si arriva a 1.330 euro. Il beneficio economico del Reddito di cittadinanza, su base annua, si compone di due elementi: una componente ad integrazione del reddito familiare fino alla soglia di 6mila euro annui tenendo ovviamente conto dell’Isee e con importi maggiori per i nuclei familiari con più componenti. A tutto questo si aggiunge una seconda componente, ad integrazione del reddito dei nuclei familiari residenti in abitazione in locazione, pari all’ammontare del canone annuo previsto nel contratto in locazione, fino ad un massimo di 3.360 euro annui. In sintesi, soltanto nel caso in cui il richiedente risieda in una casa non di proprietà ma in affitto, sarà possibile beneficiare dei 780 euro pieni. Altrimenti la cifra sarà, giustamente, proporzionale alle reali esigenze di ognuno. Dai 780 euro si sale, poi, fino a 1.330 euro, ma solo in determinate condizioni. L’integrazione sarà concessa ai nuclei familiari residenti in abitazione di proprietà per il cui acquisto o per la cui costruzione sia stato contratto un mutuo.

Massimo tre offerte. Nessuno potrà poltrire. Nessuna paura che i giovanni rimangano seduti sul divano a spesa dei contribuenti. Una volta ottenuto il Reddito di cittadinanza, infatti, sarà necessario rispettare alcune regole per mantenere il diritto a percepirlo, proprio per evitare che le persone decidano furbescamente di non lavorare o lavorare in nero al fine di percepire questa elargizione economica. I disoccupati, per poter conservare il Reddito di cittadinanza, dovranno innanzitutto iscriversi a un centro per l’impiego. Dopodiché dovranno offrire circa 8 ore settimanali alla comunità per progetti e lavori socialmente utili. Sarà inoltre previsto l’obbligo di frequentare corsi di qualificazione o riqualificazione professionale e comunicare tempestivamente ogni variazione di reddito. Sarà, poi, obbligatorio accettare una delle prime tre offerte di lavoro pervenute ed effettuare la ricerca di un lavoro per almeno due ore al giorno. Infine, è anche necessario non recedere da un contratto senza giusta causa due volte in un anno.

Benefit per le imprese. E per chi si dà da fare. All’impresa che assumerà a tempo pieno e indeterminato il beneficiario di Reddito, e il beneficiario non viene licenziato nei primi 24 mesi, è riconosciuto, sotto forma di sgravio contributivo, un importo pari alla differenza tra 18 mensilità di Reddito e quello già goduto dal beneficiario stesso. Non solo. Se un beneficiario o più beneficiari nel nucleo familiare aprono un’impresa o iniziano un’attività di lavoro autonomo, il nucleo riceve due mensilità di reddito a titolo di incentivo. L’evento va comunicato entro 30 giorni all’Inps, pena l’esclusione dal reddito. All’articolo 8 comma 4 del decreto viene poi aggiunto che al beneficiario che entro i primi 12 mesi di fruizione del Reddito riesce ad avviare un’attività lavorativa autonoma o di impresa individuale spetta, in un unico pagamento, un incentivo pari a sei mensilità di reddito, nei limiti di 780 euro. Quindi un beneficiario che, ad esempio dopo 10 mesi di assegno, riesce ad avviare un’attività, ceverà un ulteriore unico bonifico pari a 4.680 euro.

Bacioni alla Fornero. Con Quota 100 pensioni dignitose.

Un milione di pensionati. E un fondo di 22 miliardi. Quota 100 consente di lasciare il lavoro prima di avere maturato i requisiti attualmente in vigore (67 anni per gli uomini e 66 anni e 7 mesi per le donne con 20 anni di contributi, oppure in base ai contributi con 43 anni e 5 mesi per gli uomini e 42 anni e 5 mesi per le donne senza vincoli d’età). La misura prevede almeno 62 anni di età e 38 anni di contributi. Per i lavori usuranti e le categorie protette sarà possibile andare via prima di 62 anni. Lo stesso decreto, cavallo di battaglia della Lega e di Matteo Salvini, prevede un abbassamento del requisito contributivo per gli assegni di vecchiaia, ripristinandolo a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne. Il beneficio scatta il primo aprile per i lavoratori privati che abbiano maturato i requisiti il 21 dicembre 2018. La norma sperimentale avrà durata triennale (dal 2019 al 2021), periodo per il quale lo stanziamento complessivo del Governo è di 22 miliardi di euro. Nel triennio i pensionati interessati dovrebbero essere un milione.

Si parte ad aprile. Per gli statali da agosto. Nel settore privato, chi ha maturato i diritti a quota 100 entro il 31 dicembre 2018 potrà andare in pensione dal primo aprile 2019; chi li matura dal primo gennaio 2019 avrà diritto alla pensione tre mesi dopo. I dipendenti pubblici seguono regole diverse. I lavoratori che maturano i requisiti entro il 31 dicembre 2018 avranno accesso alla pensione dal primo agosto, per gli altri la decorrenza partirà sei mesi dopo la maturazione dei requisiti con l’obbligo di preavviso di sei mesi. Se un lavoratore ad esempio raggiungesse i requisiti dal primo maggio, potrebbe andare in pensione dal primo novembre. Per i lavoratori scolastici e dell’Afam, invece, il tutto funzionerà in linea con l’inizio dell’anno scolastico, dunque si posticipa a settembre. Altro aspetto non secondario stabilito dal decreto su Quota 100: la pensione ovviamente non è cumulabile con redditi da lavoro dipendente o autonomo, ma si prevede comunque di cumulare con redditi da lavoro occasionale (per un massimo di 5mila euro).

Non ci saranno tagli. E per il Tfs 30mila euro. Non ci sarà alcuna penalizzazione alla pensione e ognuno prenderà esattamente quanto dovuto, come ha ribadito a più riprese ieri in conferenza stampa il vicepremier Matteo Salvini. Chi lascia il lavoro con Quota 100 incassa tutto quanto maturato fino a quel momento. Andare in pensione prima siginifica, però, inevitabilmente versare meno contributi rispetto a quanto sarebbe accaduto se si fosse atteso il raggiungimento dell’età per il pensionamento di vecchia. Versando di meno si incassa di meno. Quanto? L’Ufficio Parlamentare di Bilancio (vedi grafico a lato) ha condotto delle simulazioni prima di conoscere il testo definitivo del provvedimento, ipotizzando tagli dal 5 al 34%. Non solo non ci sarà alcuna penalizzazione. Per consentire un ricambio generazionale soprattutto nel mondo pubblico, si prevede per tutti i pensionati pubblici (e dunque non solo Quota 100) la possibilità di avere subito (ora si aspettano 2-3 anni) l’anticipo di fine rapporto fino a 30mila euro.

Opzione donna. Il decreto veste rosa. All’interno del decreto è previsto anche un trattamento privilegiato per le lavoratrici. C’è, infatti, la cosiddetta “Opzione donna” che, nel corso delle ultime settimane, ha subito varie modifiche, fino alla sua versione definitiva: diritto al trattamento pensionistico anticipato con 58 anni di età anagrafica per le lavoratrici dipendenti e 59 anni di età anagrafica per le lavoratrici autonome con 35 anni di contributi entro il 31 dicembre specificando che: “il predetto requisito anagrafico non è adeguato agli incrementi della speranza di vita”. Nel decreto sono previsti anche cosiddetti “Fondi di solidarietà bilaterali”, che potranno erogare un assegno straordinario per il sostegno al reddito a lavoratori che raggiungano i requisiti previsti per l’accesso Quota 100 nei successivi tre anni. Quindi si potrà accedere a questo strumento avendo almeno 59 anni di età e andare in pensione a 62 nel 2021. Come detto da Di Maio, “Quota 100 è da oggi (ieri, ndr) un diritto inviolabile. Non ci saranno passi indietro”.

Riscatto della laurea per gli under 45. Novità importanti anche per i laureati under 45, che potranno riscattare il periodo di studi universitari in condizioni fortemente agevolate. La facoltà di riscatto dei periodi non coperti da contribuzione, è consentita, fino al compimento dei 45 anni “anche ai soli fini dell’incremento dell’anzianità contributiva”, specifica il decreto su Reddito di cittadinanza e Quota 100. L’articolo si riferisce al cosiddetto riscatto degli anni di laurea e prevede anche uno “sconto”. L’onere, infatti, è detraibile dall’imposta lorda nella misura del 50% con una ripartizione in cinque quote annuali costanti e di pari importo nell’anno di sostenimento e in quelli successivi. La possibilità è prevista in via sperimentale per il triennio 2019-2021, ma se dovesse avere riscontro potrà essere prolungata.

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