Altro che costituzionalisti. Nel comitato per il sì al referendum sulle riforme, si è imbucato chiunque

di Stefano Sansonetti
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Magari parlare, in vista del referendum sulle riforme, di un maxi elenco un po’ taroccato sarà esagerato. Ma a un’attenta lettura di quella lista qualche dubbio viene. Il fronte renziano che sta spingendo per il sì al referendum costituzionale di ottobre ieri ha esibito un primo risultato numerico. Sono infatti quasi 200 (per la precisione 193) gli accademici che sostengono il Comitato “Bastaunsi”. Per carità, da qui a ottobre la campagna acquisti tra i sostenitori Vip della riforma Boschi, universitari o non universitari, riserverà altri colpi di scena. Soffermandosi però sin da ora sul “Comitato dei 200”, ci si accorge che non tutti sono professori ordinari (diversi risultano assegnisti e associati) e che molti sono professori di materie economiche, storiche o sociologiche, non propriamente rientranti nello schema di diritto costituzionale.

LA SITUAZIONE – Insomma, i 200 rappresentano una cifra un po’ “alterata” dalla presenza di accademici che non trattano la Costituzione nel loro lavoro di studio quotidiano. Il che non vuol dire che un economista o un giuslavorista non possano esprimere sapientemente un loro punto di vista sulla riforma Boschi; ma è indiscutibile che il Comitato per il sì non è composto solo da luminari del diritto costituzionale, come qualcuno vorrebbe far credere. Nella lista dei firmatari non costituzionalisti, per dire, compare Massimo Bordignon, professore di scienza delle finanze e capo del dipartimento economia all’università Cattolica di Milano.

A seguire Daniele Caviglia, che insegna storia all’Università degli studi internazionali di Roma. Maurizio De Acutis, all’università di Padova, insegna diritto commerciale (non costituzionale). Marcello Flores d’Arcais, all’ateneo di Siena, è titolare di una cattedra in storia comparata. Ancora, tra i quasi 200 c’è Antonio La Spina, professore alla Luiss di Roma di sociologia del diritto.

Marco Mayer, della Link Campus di Roma, insegna storia contemporanea e dirige un master in intelligence. Nell’elenco c’è poi il nome di un economista di spicco, Marcello Messori, ex presidente di Ferrovie dello Stato e ordinario sempre alla Luiss di macroeconomia. Dall’università di Firenze è approdato nell’elenco Alessandro Petretto, professore di economia pubblica. Altro economista di spicco è Michele Salvati, che ormai è noto anche come politologo, ma che alla Statale di Milano insegna economia politica. E che dire di uno degli economisti italiani più conosciuti nel mondo, ovvero Guido Tabellini? Sta nell’elenco dei 200 e ha una cattedra in economia all’Università Bocconi di Milano.

Ad apporre la sua firma di sostegno al comitato c’è anche l’ex ministro Tiziano Treu, che però è ordinario di diritto del lavoro. Così come non si può tralasciare che il Comitato è animato da tanti costituzionalisti di professione, da Franco Bassanini a Stefano Ceccanti, Beniamino Caravita di Toritto, Francesco Clementi e la maggior parte dei firmatari. Ma non è un comitato di soli luminari della materia.

Tw: @Ssansonetti

Commenti

  1. brtcrl

    E che vuoi commentare, si tratta di persone associate al Pd di Renzi. Siamo alla solita propaganda che sta alla base del renzismo, che deve la sua efficacia all’appoggio incondizionato della maggior parte dei media

  2. Esiliata

    Dunque solo il parere di professori di diritto costituzionale ha valore? Allora perché chiedete il mio voto il prossimo ottobre, l’avete già catalogato nei residui non riciclabili?

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