Ama chiude i conti con il passato. Solo ora passa il bilancio 2017. Dopo anni di battaglie il Campidoglio trova la quadra. Adesso l’azienda può riprendere a pensare al futuro

Dopo anni di tira e molla, di polemiche politiche e di cambiamenti di management, Ama – la discussa azienda municipalizzata dei rifiuti di Roma – ha finalmente trovato la quadra. Ci sono voluti quasi dodici mesi ma ieri l’amministratore delegato Stefano Antonio Zaghis (nella foto) ha firmato il bilancio 2017, che nonostante un passivo intorno ai 90 milioni di euro allontana dall’azienda il rischio fallimento. Un’impresa titanica quella portata a termine dallo specialista, chiamato direttamente dalla sindaca Virginia Raggi per risolvere la pratica del bilancio e per rilanciare i conti e le strategie della società dopo la parentesi sfortunata, fatta di infinite tensioni con il Campidoglio, dell’ex ad Lorenzo Bagnacani che un anno fa aveva proposto un progetto di bilancio, bocciato da Roma Capitale. A dare notizia di questo importante risultato è stato Zaghis che ieri, in commissione capitolina Ambiente, ha spiegato: “In giornata firmo il bilancio e in serata lo mando all’azionista. Abbiamo lavorato con tutte le professionalità di Ama, e anche le migliori risorse esterne, per trovare una soluzioni che rispecchi in maniera fedele quel che prevedeva il contratto di servizio per la gestione dei cimiteri, stesso discorso per la valutazione del centro carni”.

Proprio questi due punti sono stati quelli che, per anni, hanno paralizzato l’azienda. In particolare la vicenda dei 18 milioni di crediti cimiteriali è stata la grana maggiore che, di fatto, ha portato allo scontro, poi alla conseguente rottura, tra Bagnacani e Raggi. La soluzione a questo problema, capace di accontentare tutti, è stata trovata in seguito ai pareri richiesti al professor Enrico Laghi e al giurista Marco Annoni e prevede che saranno iscritti in un fondo di svalutazione dei crediti. Allo stesso tempo Ama attiverà un arbitrato che dovrà decidere se e quanti di quei 18 milioni saranno dovuti dal Campidoglio. L’altro motivo del contendere è stata la valutazione del Centro Carni che nel progetto di bilancio del cda presieduto da Luisa Melara, veniva svalutato a 100 milioni, mentre da una nuova stima, la perdita sarebbe decisamente minore.

PESANTI ACCUSE. Ma se il bilancio latitava da tempo, tanto da esser finito anche sotto l’occhio vigile del governatore Nicola Zingaretti, i problemi di Ama non sono solo quelli. Così l’ad Zaghis, davanti alla commissione, si è tolto qualche sassolino soprattutto in relazione alle croniche emergenze rifiuti. “Il problema di Roma e del Lazio non è Ama, ma la totale mancanza di impianti, perché negli ultimi 7 anni sono stati chiusi e non se n’è aperto nemmeno uno” ha spiegato il manager che ha puntato il dito contro le passate amministrazioni. I mali, a suo dire, sono tutti nella chiusura di Malagrotta del 2013, fatta senza che venissero preparate alternative. “Non si può non avere una discarica di servizio” ha spiegato Zaghis dicendo che “ se fosse stato approvato il piano industriale di Ama in tempo, ci fosse stato un piano rifiuti aggiornato e un supporto del Governo con uno strumento tipo Sblocca Italia, i contribuenti di Roma avrebbero sofferto meno la Tari”. Tassa che, guarda caso, dal 2013 a oggi è passata da 96 euro a 150.

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