Bombe italiane per l’Arabia. L’Europa blocca la vendita. Nel 2015 fornite armi a Riad per 40 milioni di dollari

di Carmine Gazzanni
Primo piano

di Carmine Gazzanni

Sarà curioso vedere, ora, che cosa mai dirà Federica Mogherini al Governo italiano. Già, perché – sebbene sia passata in sordina – due giorni fa il Parlamento europeo, con una decisione storica, ha adottato una risoluzione sullo Yemen affinché si ponga fine alla guerra in corso, con un esplicito emendamento (votato da 359 parlamentari con 212 voti contrari) che richiama la necessità di fermare il flusso di armi. Infatti, nonostante spesso e volentieri il dramma sia silenziato dalle cronache di stampa, da marzo 2015 l’Arabia è impegnata in una guerra in Yemen. Un conflitto condannato sin da subito dall’Onu e che avrebbe dovuto spingerci immediatamente a bloccare il nostro mercato bellico. Già, perché la guerra saudita ha comportato grossi guadagni per l’Italia, nonostante la legge che regolamenta il mercato d’armi (la n. 185 del 1990) a riguardo sia più che chiara: “l’esportazione ed il transito di materiali di armamento sono vietati verso i Paesi in stato di conflitto armato” in contrasto con le direttive Onu. Ma in soldoni di quanto parliamo? Secondo gli ultimi dati ufficiali, solo nel 2014 le nostre aziende hanno siglato 64 contratti complessivi con l’Arabia, per un valore di ben 164 milioni di euro.

L’AFFARE – E torniamo, ora, alla votazione di venerdì. L’Europarlamento, infatti, con la mozione approvata richiede espressamente che la Vicepresidente della Commissione ed Alto Rappresentante della Politica Estera, appunto Federica Mogherini, lanci un’iniziativa volta ad imporre un embargo di armi nei confronti dell’Arabia Saudita. “Siamo davvero contenti che il Parlamento UE abbia scelto di supportare questo importante Emendamento – ha detto Francesco Vignarca, coordinatore di Rete per il Disarmo, che sulla questione ha presentato anche diversi esposti nelle procure italiane – è un modo diretto per riconoscere gli sforzi che da mesi le ONG europee che si occupano di disarmo e controllo degli armamenti stanno facendo per fermare l’impatto negativo delle armi europee nel conflitto in Yemen”. Un impatto certamente non di poco conto. Negli ultimi mesi solo dalla Sardegna sono partiti diversi aerei carichi di bombe per l’Arabia Saudita. Le stese bombe che poi sono state utilizzate in Yemen. Ma c’è di più. Caso ha voluto che proprio ieri è stata pubblicata la relazione dell’associazione internazionale per il disarmo “Control Arms”. I dati sono surreali: tra droni, bombe, razzi e missili l’Arabia ha acquistato armi per 25 miliardi di dollari nel 2015. E in questo quadro ha avuto un ruolo centrale proprio l’Italia: da gennaio a novembre 2015 abbiamo esportato armi, munizioni e pezzi di ricambio in Arabia per 39,7 milioni di dollari. Ora basta. Vedremo se la Mogherini lo dirà.

Twitter: @CarmineGazzanni

PEZZO PUBBLICATO SUL CARTACEO DI SABATO 27 FEBBRAIO 2016

  • Wawos Cubos

    E così, fra qualche tempo, le aziende inizieranno a utilizzare i lavoratori come scudi umani e ad agitare la mordacchia del licenziamento, paventando il drammatico calo del fatturato.