Cambia il Governo, ma i mandarini restano gli stessi. Gualtieri conferma al Tesoro i vertici scelti dal precedessore Tria

di Clemente Pistilli
Politica

I Governi cambiano ma i mandarini restano. Soprattutto quelli più potenti. Lunedì il Consiglio dei Ministri, su indicazione del ministro delle finanze Roberto Gualtieri ha così confermato Alessandro Rivera (nella foto) nell’incarico di direttore generale, l’uomo “responsabile di processi chiave a supporto dell’elaborazione e dell’attuazione delle scelte di politica economica e finanziaria”, Biagio Mazzotta come ragioniere generale dello Stato, e Fabrizia Lapecorella come direttore generale delle finanze.

Nessun problema per quest’ultima nonostante fosse stata accusata di essere la “manina” che secondo Luigi Di Maio nel 2018 aveva modificato il testo del decreto fiscale. E soprattutto per Gualtieri nessuna difficoltà per il particolare che a scegliere l’aquilano Rivera e Mazzotta siano stati i gialloverdi, in primis Giovanni Tria. Del resto neppure il ministro della giustizia Alfonso Bonafede sembra aver avuto dubbi tanto nel precedente esecutivo quanto oggi nel confermare la squadra scelta dal predecessore Andrea Orlando, con il giudice Barbara Fabbrini a capo del Dipartimento dell’organizzazione giudiziaria e il giudice Maria Casola al vertice del Dipartimento per gli affari di giustizia.

E a maggior ragione ha difeso le sue scelte precedenti: Francesco Basentini, il magistrato che si occupò dell’inchiesta che portò alle dimissioni del ministro Federica Guidi, a capo del Dap, e Gemma Tuccillo a capo della giustizia minorile. Unica novità Pierpaolo D’Andria, ex direttore di carceri difficili come Porto Azzurro e Viterbo, nominato dirigente generale penitenziario.

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