Caos al Mef. Il Tesoro è troppo filo-Bruxelles. Il direttore generale Rivera nominato a luglio da Tria finisce nel mirino del M5S

di Caris Vanghetti
Politica

La guerra del Movimento 5 Stelle ai poteri forti non conosce soste e proprio mentre arriva alla ribalta delle cronache lo scontro su Bankitalia il  partito di Luigi di Maio mette nel mirino il direttore generale del Tesoro, Alessandro Rivera (nella foto). L’alto dirigente di Via XX Settembre, che è stato nominato lo scorso luglio dal ministro dell’Economia al termine di un lungo braccio di ferro proprio tra il Movimento 5 Stelle e Giovanni Tria per la scelta dell’amministratore delegato della Cassa Depositi e Prestiti.

Una partita che si era chiusa con l’accoglimento delle istanza pentastellate da parte del responsabile dell’Economia, che aveva affidato la guida del colosso pubblico a Fabrizio Palermo e che vedeva come contropartita per il ministro il nullaosta del Movimento 5 Stelle alla nomina di Rivera a direttore generale del Tesoro (a cui spetta la gestione delle partecipazioni che fanno capo al Tesoro, la gestione del debito pubblico e lo sviluppo delle relazioni economiche e finanziarie internazionali).

La tolleranza dei 5 Stelle nei confronti di Rivera, da sempre vissuto come un corpo estraneo visto che ha lavorato con tutti i precedenti ministri dell’Economia da Vincenzo Visco fino a Pier Carlo Padoan, si è esaurita quando hanno scoperto che il direttore del Tesoro, lo scorso dicembre, ha scritto che le norme per i risarcimenti a favore dei risparmiatori truffati dalle banche, introdotte dal Governo Conte nella legge di bilancio 2019 “non possono essere considerati compatibili con i limiti imposti dall’Unione Europea”.

Una dichiarazione, quest’ultima, che sebbene sembrerebbe avvalorata dalla stessa Ue che ha acceso un faro sulla regolarità delle norme italiane che stabiliscono i rimborsi automatici per le vittime delle banche fallite, è stata vissuta dal Movimento 5 Stelle come un colpo sotto la cintura. Ma questa non sarebbe l’unica fonte di attrito tra il Movimento 5 Stelle e Rivera, visto che proprio al direttore generale del Tesoro spetta il ruolo di azionista della Cassa Depositi e Prestiti, la società che amministra il risparmio postale e che i pentastellati in campagna elettorale annunciarono di voler trasformare in una banca pubblica per gli investimenti. Una promessa che fino ad ora è rimasta tale e di cui, nel Movimento, se ne addossa la responsabilità al Tesoro.