Caos trasporti, macchinisti e zingari padroni delle metropolitane. E dopo l’accordo tra Comune di Roma e sindacati sulla vertenza Atac i disagi proseguono

Massimo Cultrera
Primo piano

Il sindaco li attacca? E chissenefrega! I romani sono furibondi? Affari loro! L’immagine della Capitale con miglia di turisti è drammaticamente compromessa? Il problema non li riguarda. Più integralisti dei terroristi dell’Isis i macchinisti della metropolitana di Roma non sentono ragioni. E tengono in ostaggio una città, applicando alla lettera il loro contratto di lavoro. Nulla da eccepire se in questi contratti dopo anni di pressioni sindacali sono riusciti a metterci di tutto, privilegi e garanzie, consentendo così a pochi autoferrotranvieri di tenere in pugno le loro aziende e i cittadini che ne utilizzano i servizi. Un boomerang per gli stessi confederali ormai marginalizzati da un manipolo di battitori liberi, che insoddisfatti di quanto hanno già grattato in termini di stipendi e sconti alle ore di lavoro, chiedono ancora di più. E di più. E di più.

NESSUN DIALOGO
Per far capire chi tiene il coltello dalla parte del manico, i macchinisti stanno andando avanti con il loro sciopero bianco. Formalmente cioé stanno lavorando regolarmente, ma poi grazie alle più disparate clausole del loro rapporto di lavoro di fatto paralizzano i servizi. O li rallentano tanto quanto basta per far diventare pazzi i passeggeri. Perciò i disagi, fortissimi, erano stati denunciati martedì scorso dal sindaco Ignazio Marino. Ieri però nulla è cambiato. Ritardi infiniti si segnalavano sin dalle prime ore del mattino sulla affollatissima linea A della metropolitana. Quella, per intenderci, che in pieno luglio porta fiumi di persone fino alla Città del Vaticano. A un certo punto la calca e la tensione, resa esplosiva dal caldo tropicale, ha costretto la metropolitana a introdurre una sorta di numero chiuso per gli accessi ai convogli. Piuttosto che fare accalcare sulle banchine strapiene (e perciò pericolose) migliaia di passeggeri in attesa del loro convoglio, si sono chiusi gli accessi esterni alle metropolitane. Migliaia di persone sono rimaste bloccate senza sapere perché su un marciapiede, con il sole che batteva carogna. Tre quarti di questi sventurati erano turisti. Davvero un bel modo di presentare la città eterna. Sonore le proteste, che si sono sfogati con l’incolpevole personale dell’Atac (l’azienda municipale dei trasporti romani) ma ancora di più sui social network. Qui la credibilità e la popolarità dei servizi di mobilità pubblici a Roma è stata letteralmente seppellita. Ci vorranno secoli di sacrifici e cortesia per far dimenticare lo schiaffo che ieri è stato dato ai più indifesi degli utenti: gli utilizzatori finali dei trasporti urbani.

SENZA ARIA
Disagi anche nel pomeriggio, con il ritorno a casa diventato un Odissea. I problemi più grossi si sono registrati come di consuetudine sulla tratta Roma-Lido. Chi non conosce la Capitale non può immaginare di che si tratta: questa è infatti una linea che collega Roma a una vera e propria città, con moltissime migliaia di pendolari che non hanno alternativa al trenino se non viaggiare in auto percorrendo però un Calvario di traffico e ostacoli. Al trenino Roma-Lido perciò non si può rinunciare. E questo i macchinisti lo sanno, così come sanno che su molte vetture della metropolitana di Roma c’è l’aria condizionata guasta. Far aspettare a lungo il convoglio per poi far viaggiare le persone stipate all’inverosimile in queste condizioni non è rivendicazione sindacale, ma tortura.

 Accordo raggiunto tra Comune e sindacati

Comune di Roma e sindacati sembrano aver trovato l’accordo sulla vertenza Atac. “Dopo ampio e approfondito confronto sulle tematiche oggetto dell’incontro, – spiega la nota delle sigle – le parti hanno sottoscritto un accordo che considerano l’avvio di un nuovo percorso condiviso finalizzato ad una riorganizzazione complessiva degli assetti della società Atac con il duplice fine di migliorare il servizio offerto e creare le condizioni di efficienza e sicurezza per utenti e lavoratori. La condizione che ha reso possibile il raggiungimento dell’intesa, è stata la sottoscrizione del «contratto di servizio da parte dall’amministrazione capitolina e il mantenimento dell’affidamento in house fino al 2019.