Carroccio alla resa dei conti. Aut aut del segretario in Veneto: o con Zaia o fuori dalla Lega. Ora Tosi è pronto a correre da solo. E Salvini vede Berlusconi

Le ripercussioni della frattura veneta saranno imprevedibili. Anche perché Flavio Tosi può contare su un discreto bacino di voti. E le ultime europee lo hanno ampiamente dimostrato, visto che il sindaco di Verona un seggio all’Europarlamento lo aveva conquistato senza alcun problema. Rinunciando, poi, preferendo continuare la vita da sindaco. E ora che la scissione in vista delle regionali è a un passo è chiaro che le conseguenze potrebbe subirle il Carroccio con il suo candidato presidente, nonché governatore uscente, Luca Zaia. Non è il nome che i tosiani contestano, ma il metodo e la scelta che a detta del sindaco di Verona sarebbe arrivata “direttamente da via Bellerio a Milano, senza tener conto del Veneto”. Uno scontro che ha innescato l’ultimatum lanciato dal segretario, Matteo Salvini, che ha dato tempo fino a lunedì per scegliere se stare sul Carroccio o nella Liga veneta. Tosi era anche disposto a un passo indietro, in cambio del mancato commissariamento della Liga. Passo che Salvini non ha fatto. Decretando di fatto una scissione che ora sembra, con ogni probabilità, soltanto una questione di tempo. “Se il Consiglio non torna indietro”, ha minacciato Tosi, “me ne vado e mi candido governatore

LO SCENARIO
La partita è più che aperta. Contro Zaia, per il Pd correrà Alessandra Moretti. Che da questa situazione non può che trarne beneficio. Ora resteranno da definire in che forma Tosi e i suoi prodi correranno alle regionali. La scissione fa paura anche a Salvini, al di là delle dichiarazioni di circostanza. E non conviene a nessuno se non al Partito democratico. Che gongola. Mentre Zaia dovrebbe stringere patti con Forza Italia (oggi si sono incontrati Berlusconi e Salvini). A Tosi strizzano l’occhio i centristi di Alfano e dintorni.

ULTIMO ATTO
Il primo segnale lo hanno lanciato i fedelissimi di Tosi in regione che si sono slegati dal Carroccio fondando un gruppo autonomo. Una sorta di avvertimento a cui speravano potesse seguire un ammorbidimento da parte di Salvini. Ma tutt’altro. Tanto che si è arrivati alla resa dei conti finale.