Casapound e Forza Nuova annunciano che faranno causa a Facebook e Instragram se entro 48 ore non verranno riattivate pagine e profili. Iannone: “Nessuna violazione. Siamo pronti ad una class action”

dalla Redazione
Cronaca
GIANLUCA IANNONE

CasaPound Italia passa all’attacco, in seguito alla decisione di Facebook e Instagram di cancellare pagine e profili perché incitano all’odio e, dunque, violano le policy dei due popolari social network. Decisione assunta anche nei confronti di Forza Nuova. Casapound, intanto, ha inviato una diffida a Facebook a riattivare immediatamente l’account ufficiale del movimento o, annuncia, “trascorse invano 48 ore dalla diffida partirà un’azione legale”, anche per ottenere “il risarcimento dei danni subiti”.

La disattivazione della pagina dell’Associazione è stata “improvvisa e ingiustificata”, sostiene il movimento di estrema destra nella diffida confezionata dai suoi legali, sottolineando che l’account ufficiale di CasaPound Italia “è sempre stato utilizzato nel rispetto delle ‘condizioni d’uso’ di Facebook e delle leggi in materia” e non ha mai violato questi principi, né ha mai diffuso odio, come invece sostiene il social network di Mark Zuckerberg.

Per questo motivo, sempre secondo i legali di Casapound, la condotta di Facebook costituisce una “grave violazione” che “impedisce, senza alcuna giustificazione, “l’esercizio di diritti fondamentali”, oltre a integrare una “violazione delle disposizioni in materia di privacy e di proprietà intellettuale” che priva il movimento “della disponibilità di contenuti che sono di nostra esclusiva proprietà”.

“Siamo pronti ad una class action”, avverte il presidente nazionale di Casapound, Gianluca Iannone. “Ci hanno cancellato tutte le pagine – aggiungono -, a cominciare da quella di Cpi con 280mila iscritti e proseguendo con quelle di tutte le realtà a noi collegate: Blocco Studentesco, Solid, addirittura quella dell’associazione disabili ‘Impavidi Destini’. E’ stato disabilitato il nostro account su Instagram e centinaia di profili di militanti, simpatizzanti, iscritti. Si tratta di un gravissimo atto discriminatorio commesso nei nostri confronti, un gesto che dovrebbe far riflettere chiunque abbia ancora a cuore la libertà di espressione nel nostro paese”.

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