Caso Orlandi, si infittisce il giallo delle tombe. Le due sepolture, aperte questa mattina nel Cimitero Teutonico della Santa Sede, sono vuote. Non ci sono neanche i resti delle principesse

di Fabrizio Colarieti
Cronaca

Colpo di scena nel Cimitero Teutonico della Santa Sede. Nelle due tombe sospette – una delle quali indicata da un anonimo come possibile luogo di sepoltura della 15enne Emanuela Orlandi, scomparsa a Roma trentasei anni fa – non c’è nulla. Dovevano esserci i resti di due principesse, scomparse tra il 1836 e il 1840, ma all’interno di entrambe le sepolture, aperte questa mattina su ordine dell’autorità giudiziaria vaticana dopo l’esposto presentato dalla famiglia Orlandi, non sono state trovate né ossa né urne funerarie.

La notizia si è appresa poco dopo le 11, quando Pietro Orlandi ha informato i giornalisti che nel Campo Santo tedesco, interno alle mura della Santa Sede, non solo non c’erano i resti della sorella Emanuela ma neanche quelli delle principesse Sophie von Hohenlohe e Carlotta Federica di Mecklemburgo. Poco dopo è arrivata anche la conferma del portavoce della Sala Stampa vaticana, Alessandro Gisotti: “Le ricerche hanno dato esito negativo: non è stato trovato alcun reperto umano né urne funerarie”.

“Le due tombe – ha spiegato poi il legale della famiglia Orlandi, Laura Sgrò – sono completamente vuote, è incredibile. L’unica certezza è che non ci sia nessun cadavere sepolto in nessuna delle due tombe. Siamo rimasti tutti meravigliati di questa cosa. I familiari delle due principesse – ha poi rivelato l’avvocato all’Agi – erano stati avvisati delle operazioni. Significa, quindi, che se avessero saputo che non c’erano resti all’interno, lo avrebbero detto subito. Nella tomba da noi indicata vi era una stanza vuota, sicuramente del secolo scorso, e sotto uno scarico fognario. Nella seconda, vi era un sarcofago completamente vuoto”.

Il Vaticano tiene a ribadire “che ha sempre mostrato attenzione e vicinanza alla sofferenza della famiglia Orlandi e in particolare alla mamma di Emanuela”. “Attenzione – ha aggiunto Gisotti – dimostrata anche in questa occasione nell’accogliere la richiesta specifica della famiglia di fare verifiche nel Campo Santo Teutonico. Per un ulteriore approfondimento, sono in corso verifiche documentali riguardanti gli interventi strutturali avvenuti nell’area del Campo Santo Teutonico, in una prima fase alla fine dell’Ottocento, e in una seconda più recente fase tra gli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso”.

Per monsignor Gianfranco Girotti, già reggente della Penitenzieria apostolica, “il Vaticano ha dato la prova del nove per dire basta a tante illazioni”. Ma ora, oltre al caso Orlandi, ammesso che la 15enne sia stata davvero sepolta “dove indica l’angelo”, come era scritto nella lettera anonima inviata un anno fa all’avvocato della famiglia, il Vaticano ha un problema in più: spiegare che fine hanno fatto anche i resti delle principesse. Per la famiglia Orlandi la Santa Sede, per la prima volta, ha ipotizzato “una responsabilità interna”, ma la verità è ancora lontana e “chi sa, perché c’è chi è vivo e sa, ci aiuti, ci chiami”.

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