Cassa Depositi, alla fine scatta l’ennesimo rinvio. La partita si estende a Rai e Fs. Tutti vogliono piantare una bandierina

di Stefano Sansonetti
Primo piano

Il “triangolo no”, si potrebbe dire parafrasando Renato Zero. Lo schema che vedrebbe la Cassa Depositi e Prestiti guidata da Massimo Tononi nella veste di presidente (espresso dalle fondazioni), da Dario Scannapieco nella veste di Ad (espresso dal Tesoro e gradito alle stesse fondazioni) e da Fabrizio Palermo nel ruolo di Dg (con il supporto dei Cinque Stelle), non sembra poter reggere alla difficile composizione degli equilibri tra Carroccio e pentastellati. Ieri, neanche a dirlo, è scattato l’ennesimo rinvio delle nomine, con appuntamento fissato a martedì prossimo. Il premier, Giuseppe Conte, il vicepremier grillino, Luigi Di Maio, e il sottosegretario leghista a palazzo Chigi, Giancarlo Giorgetti, hanno ripetuto quasi  all’unisono che serve un po’ più di tempo per scegliere i migliori profili e non sbagliare, vista la rilevanza di Cdp (250 miliardi di euro di risparmio postale in gestione). Ma la convinzione emersa ieri con ancora più forza, al di là della ridda di indiscrezioni, è che la Cdp sia solo un tassello (seppur importantissimo) di una partita che coinvolge anche Rai, Ferrovie dello Stato, Anas e via dicendo. Tutti, dal Tesoro di Giovanni Tria ai due azionisti della joint venture di Governo, ovvero Lega e Cinque Stelle, hanno bisogno di presentare un esito in cui ciascuno può dimostrare di aver piantato la sua bandierina. E quindi può dimostrare di aver a suo modo vinto. Questa quadra del “tutti vincitori”, in realtà, non è ancora stata trovata. Per questo la Cdp è costretta ad aspettare ancora qualche giorno.

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