L’affare delle cave

di Andrea Koveos
Da una parte incassa e dall’altra dovrebbe pagare. Il conflitto d’interessi non è materia buona solo per Berlusconi. Un caso eclatante è quello dei cavatori di travertino romano. Signori che nel Lazio muovono un fatturato che si aggira sui 220 milioni di euro l’anno, ma che poi possono pagare giusto un’inezia per il ripristino ambientale. Può accadere se una delle aziende che scava è di proprietà dello stesso signore che da sindaco del comune “scavato” dovrebbe chiedere un contributo adeguato a se stesso. Siamo a Guidonia, comune alle porte di Roma, dove l’amministrazione riscuote appena 300 mila euro l’anno da 47 cave.

Tra le più “piccole” risulta la Società del travertino romano spa, che versa appena 31 mila euro. E di chi è questa società del travertino romano? Tra i soci spunta Filippo Lippiello, lo stesso che per diversi anni ha occupato la poltrona di sindaco a Guidonia. Altri tempi, altra amministrazione. E oggi che le casse sono vuote, il Comune apre gli occhi e prova a prendersi una parte di ciò che gli spetta. E’ il caso della Fratelli Pacifici Spa, che fino a ieri ha versato solo 15 mila euro a fronte di guadagni stellari. Dal municipio in questi giorni è partita una multa da 75mila euro. L’amministrazione contesta che la somma pagata è di gran lunga inferiore a quanto dovuto per la quantità di materiale scavato. Una decisione che non deve aver turbato l’azienda presa di mira, tanto che la Fratelli Pacifici Multa ha fatto sapere di voler pagare senza fiatare e pertanto non ha presentato alcun ricorso. Troppo ricco il business delle cave per attirare un vespaio sulle somme dovute e non pagate.

In tempi di spending review è finita sotto la lente d’ingrandimento anche la Travertini Caucci Spa, appena 30 mila euro pagati l’anno scorso per ben tre cave. Anche per questa azienda è arrivata ora una sanzione da 75mila euro (solo per il 2011, mentre per gli anni precedenti tutto passerà probabilmente in cavalleria).
Chi invece non pagherà neppure questa piccola penale è sempre la società del Travertino romano Spa di Lippiello. Con l’ex sindaco (che controlla in tutto tre cave) evidentemente anche la nuova amministrazione ha ritenuto di essere magnanima.
Il settore d’altronde è vitale per l’economia del territorio (molto meno per l’ambiente). Capita così che le estrazioni vadano avanti anche senza autorizzazioni. Su 47 cave complessive dieci infatti sono irregolari, in quanto in possesso di un’autorizzazione scaduta. E non fermano gli escavatori neppure l’accertamento di reati come l’illecito pompaggio delle acque, dai 5 ai 7 metri cubi al secondo. Una soglia che può provocare cedimenti improvvisi del suolo.

Considerati “signori dell’edilizia”, contro i padroni delle cave nessuno ha niente da obiettare. Il travertino romano va difeso a ogni costo, anche a costo di ignorare il rischio idrogeologico che si è manifestato più volte sul territorio. Tra Villalba di Guidonia e Tivoli Terme, infatti, sono 500 le famiglie che dal 2003 vivono con l’incubo di veder sprofondare da un momento all’altro la loro casa. Non sono bastati lo stato di calamità e di emergenza, né gli sgomberi, né le parziali ristrutturazioni costate 58 milioni di euro. Ad oggi una fetta della popolazione vive nel terrore, perché l’emergenza non è mai terminata e al danno si è aggiunta la beffa. L’ultima risposta ufficiale delle Protezione civile regionale alle ripetute domande dei comitati dei cittadini è del 27 giugno 2012, a firma di Luca Fegatelli, in cui il dirigente del dipartimento istituzionale e territorio ribadisce che, essendo stato revocato lo stato di emergenza, non è possibile procedere con ulteriori interventi; tradotto: cari cittadini vittime di cedimenti del terreno, arrangiatevi: soldi non ce ne sono più!

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