Centristi in movimento. Dalla Bonino a Berlusconi fino al movimento di Parisi: ecco dove guardano gli ex montiani per tornare in Parlamento. Aspettando Calenda

di Giorgio Velardi
Politica

Se è vero, come dicono un po’ tutti, che le elezioni si vincono al centro, non stupisce il fermento che sta vivendo quest’area quando manca una manciata di mesi alle elezioni (marzo o maggio che sia). Con una legge elettorale che un po’ invita e un po’ obbliga i partiti a presentarsi ai nastri di partenza in coalizione, col rischio di ritrovarsi comunque con in mano un nulla di fatto se non si raggiungerà una percentuale pari o superiore al 50,1%, come spiegato nel vademecum del presidente del Gruppo Misto Pino Pisicchio pubblicato due giorni fa proprio da La Notizia, è partita la corsa dei gruppi che in Parlamento non albergano né a destra né a sinistra per tentare la riconquista di un seggio. Sia alla Camera sia al Senato. Particolarmente in fibrillazione, almeno a Montecitorio, è la pattuglia degli ex montiani, che dall’inizio della legislatura si è scissa in Scelta Civica (mantenendo il nome originale del partito fondato dall’ex premier Mario Monti nel 2013) e Civici e Innovatori. Che molto probabilmente al prossimo giro, se riuscirà a rientrare nel Palazzo, si ritroverà su sponde opposte.

Il partito che fa capo all’ex viceministro dell’Economia, Enrico Zanetti, è infatti orientato verso il Centrodestra, in particolare verso quel “quarto petalo” al quale sta lavorando pancia a terra l’ex ministro Enrico Costa. Con Zanetti ci saranno ovviamente i fedelissimi, a cominciare dal presidente di SC, Mariano Rabino. Decisiva, spiegano però fonti vicine a Zanetti, la direzione nazionale del partito in programma domani, durante la quale verrà ufficialmente stabilito il perimetro delle alleanze.

Ordine sparso – Civici e Innovatori, invece, andrà in ordine sparso. Una parte è infatti assai interessata a Energie per l’Italia (EPI), il movimento dell’ex candidato sindaco di Milano, Stefano Parisi, sceso dal carro di Silvio Berlusconi dopo esserne stato per un breve periodo il potenziale nuovo “delfino”. Non è un caso se, pur senza passare per le urne, EPI sia recentemente sbarcata alla Camera proprio in ticket con CeI. Circostanza che garantirà a Parisi e co., certi di raggiungere il 3% senza agganciarsi ad alcuna coalizione, Centrodestra compreso, di bypassare lo scoglio della raccolta delle firme per presentare la lista alle elezioni. Chi farà parte del progetto? Domenico Menorello, Renata Bueno, Adriana Galgano, Guglielmo Vaccaro, l’ex FI Dino Secco oltre a Giovanni Monchiero, capogruppo di CeI. Non è escluso che la pattuglia possa allargarsi, se è vero che a marzo furono 24 i deputati che sottoscrissero la proposta di riforma dell’art. 88 della Costituzione presentata proprio da Parisi. Il presidente della commissione Affari costituzionali di Montecitorio, Andrea Mazziotti, si “imbarcherà” invece in un’altra avventura: quella di +Europa, la lista europeista che sarà presentata oggi e che vede fra i principali promotori i Radicali Italiani di Emma Bonino e Riccardo Magi e Forza Europa di Benedetto Della Vedova alla quale aderisce lo stesso Mazziotti.

Alla finestra – “Penso che sia essenziale avere in Parlamento una lista europeista incentrata sui diritti, sull’innovazione, sulla libertà individuale e di mercato, sull’equilibrio di bilancio a tutela dei diritti delle giovani generazioni”, dice Mazziotti intercettato in Transatlantico. Tutto chiaro. Un po’ meno, invece, è capire in quale mare andrà a sfociare l’affluente. Nelle intenzioni, la cornice è quella del Centrosinistra: è stato lo stesso segretario del Pd, Matteo Renzi, a inserire Bonino e co. nella lista delle potenziali “gambe” della sua coalizione. Ma non c’è ancora nulla di stabilito. Ieri è stato Magi, intervistato da Linkiesta.it, a ribadire il concetto: “Non abbiamo siglato accordi. La scorsa settimana Renzi ha chiesto di incontrarci: abbiamo accettato, gli abbiamo spiegato perché stiamo lavorando a questa lista e quali sono le nostre priorità. Ma abbiamo anche misurato con lui le notevoli distanze che ci separano”. Un progetto al quale fa da spettatore il ministro Carlo Calenda. Che ha ribadito a più riprese l’intenzione di non ricandidarsi ma che a fine luglio, all’hotel D’Azeglio di Roma, ha partecipato a un evento organizzato proprio dal neo movimento. Staremo a vedere.

Twitter: @GiorgioVelardi

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