Chi l’ha detto che il calcio non è dei perdenti. Il pallone maestro di vita con gli eterni sconfitti che non si arrendono mai. Ecco le storie di chi è arrivato a un passo dalla Champions League senza mai vincerla

dalla Redazione
Cultura

Cristiano Ronaldo, Leo Messi, Kylian Mbappè. Fuoriclasse eccelsi, campioni inarrivabili. Ma il calcio non è solo il “loro” sport. Non lo è mai stato. Perché, come vuole ogni ragionamento manicheo e dualistico, non ci sono vincitori senza gli sconfitti. E, nel bene o nel male, tutti, nessuno escluso, siamo stati gli uni e, indissolubilmente, anche gli altri. Nessuno può comprendere a fondo l’essenza della vittoria se non è mai stato un perdente. Ecco perché C’è mancato poco (Fefè Editore) del bravo Felice Panico non è semplicemente un racconto “agrodolce”, come lui stesso lo definisce, a tratti tragicomico, sulle finaliste perdente di Coppa dei Campioni da Real Madrid – Fiorentina del 1957 fino ad Atletico Madrid – Real del 2016. È, più propriamente, la storia di uomini, di lotta, di sudore, di sogni, favole, illusioni. Perché, esattamente come accade nella vita ordinaria, in ogni sua sfaccettatura, non tutto quello che sogniamo poi diventa realtà. Spesso – esattamente come accade a chi arriva in finale di Champions e poi torna a casa senza bottino – i sogni non possono che restare tali. E, se non trovano realizzazione, diventano illusioni. “Quello che ti frega sono le aspettative”, scrive l’attore Giulio Scarpati nella sua prefazione. Arrivi, d’altronde, a sfiorare il cielo con un dito senza, però, riuscire poi ad agguantarlo. Possono ben capirlo i tifosi giallorossi che il 30 maggio 1984 hanno vissuto la finale Roma – Liverpool. Un sogno, reso inestimabile dal fatto che quell’anno la finale si giocava proprio lì, a Roma. Con Pruzzo e Graziani in attacco, il titolo sembrava cosa fatta. Salvo poi restare con le lacrime agli occhi dopo il drammatico ma inappellabile esito dei calci di rigoe: 4 – 2 dopo un intenso 1 – 1. E lo sanno bene i sampdoriani. Quell’anno (1992) i blucerchiati avevano una squadra stellare: Roberto Mancini, Gianluca Vialli, Tonino Cerezo. E poi un allenatore che è rimasto comunque nella storia: Vujadin Boskov. Sarà lui, ricorda Panico nel suo impeccabile racconto, a ritirare la targa dei perdenti, consapevole dello straziante momento che stavano vivendo i suoi giocatori, mentre Andoni Zubizarreta, capitano di uno stellare Barcellona alzava la coppa dalle grandi orecchia al cielo. Il racconto di Panico prosegue incessante, tra cronaca del tempo, racconti, aneddoti curiosi e simpatici, in un viaggio che non annoia e non annoierebbe anche chi ha sempre detto “no, io il calcio proprio non lo sopporto”. Perché dalle pagine di C’è mancato poco emerge un mondo, che è fatto di uomini che lottano, che non rincorrono semplicemente un pallone in calzettoni e pantaloncini, ma un sogno. Esattamente come lo fa chiunque di noi. Ogni giorno.

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