Condannati alle larghe intese, il grande bluff delle coalizioni. Renzi e il Cav aprono agli alleati ma solo a parole. Sullo sfondo l’ipotesi di un accordo Lega-5 Stelle

di Giorgio Velardi
Politica

Potremmo definirlo, senza se e senza ma, come “il grande bluff delle coalizioni”. Col Rosatellum bis in cascina, sia a destra sia a sinistra è infatti partita, almeno a parole, la corsa a federarsi. Perché una delle “grandi innovazioni” della legge elettorale che porta il nome del capogruppo del Pd alla Camera, Ettore Rosato, è proprio la possibilità di non andare da soli. Prima con l’Italicum era impossibile, visto che l’allora premier Matteo Renzi se lo cucì addosso dopo l’ormai celebre 40,8% raccolto dal suo partito alle Europee 2014. Il problema però è che queste aperture vere o presunte, ultima proprio quella del segretario del Pd ad Articolo1-Mdp arrivata domenica durante la conferenza programmatica dem a Napoli, lasciano il tempo che trovano. Non fosse altro perché, così com’è congeniato, il Rosatellum bis garantirebbe un briciolo di governabilità solo con la famigerata grande coalizione, della quale – sempre a parole – né l’ex sindaco di Firenze né il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, vogliono sentir parlare. Ammesso che basti, perché il rischio è quello di dover andare poi a cercare col lanternino cespugli vari pur di trovare il punto di equilibrio.

Armate Brancaleone – “Mi sembra una mossa da ultima spiaggia che testimonia lo stato confusionale in cui versa la nostra politica”, dice a questo proposito Sofia Ventura, docente di Scienze politiche all’Università di Bologna. “Questa legge elettorale – aggiunge la politologa a La Notizia – è stata fatta per dare un segnale all’opinione pubblica, è un puzzle delle richieste fatte dai partiti che l’hanno appoggiata per dire ‘non andiamo a votare coi due Consultellum’”, però “non c’è un vero progetto per la governabilità”. Così oltre a quello di ritrovarsi senza maggioranza, preconizza sempre Ventura, “il rischio è di creare ‘finte’ coalizioni da mandare in frantumi subito dopo il voto o, peggio ancora, che si debba tornare a votare per non si sa quante volte”. Non proprio il massimo, insomma. Ma non solo. Se infatti nel Centrodestra, tutto sommato, la strada che porta alla coalizione sembra meno impervia (fermo restando le divisioni tra Matteo Salvini e Berlusconi e il gelo tra il leader della Lega e Giorgia Meloni dopo il referendum lombardo-veneto), quella che Renzi sta tentando di mettere su sembra “un’armata Brancaleone”, dice la politologa. “Più l’Unione che l’Ulivo”.

All’incasso – Alla luce di questo scenario, “gli unici che ci guadagnano sono i Cinque Stelle, i quali – conclude Ventura – continuano a raccogliere il voto di protesta di milioni di elettori”. Non è quindi un caso se proprio ieri Salvini abbia detto chiaro e tondo che se il giorno dopo le elezioni il Centrodestra non dovesse avere la maggioranza, la prima telefonata la farebbe a Beppe Grillo. Anche se i pentastellati continuano a rispedire al mittente qualsiasi invito a federarsi, su alcuni punti i due partiti la pensano allo stesso modo. Chissà che alla fine il Rosatellum non ci regali la più pazza delle coalizioni.

Tw: @GiorgioVelardi

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