Confiscato il tesoro di Diotallevi. Sottratti all’ex esponente della Banda della Magliana 43 immobili, opere d’arte, società e quote per un valore di 25 milioni

dalla Redazione
Cronaca
ernesto diotallevi

La Guardia di finanza di Roma, eseguendo un provvedimento emesso dalla Sezione misure di prevenzione della Corte di Appello di Roma, ha confiscato un patrimonio del valore di circa 25 milioni di euro a Ernesto Diotallevi, elemento di spicco della Banda della Magliana e dell’estrema destra romana. Il provvedimento riguarda quote societarie, capitale sociale e patrimonio aziendale di 8 società, riconducibili a Diotallevi e operanti nel settore della compravendita di immobili, della costruzione di imbarcazioni, del commercio di energia elettrica, dei trasporti marittimi.

La confisca riguarda anche alcune holding, tra cui una società liberiana titolare di una lussuosa villa sull’Isola di Cavallo in Corsica, veicoli, depositi bancari e polizze vita, opere d’arte e 43 immobili tra Roma, Gradara (Pesaro Urbino) e Olbia (Sassari). Tra gli immobili figurano anche un’abitazione con vista sulla Fontana di Trevi di 14 vani e del valore di mercato di circa 4 milioni di euro e un complesso turistico composto da villette a schiera, fronte mare, ad Olbia.

L’operazione condotta oggi dalla Guardia di finanza, ribattezzata “Trent’anni”, rappresenta l’epilogo delle indagini patrimoniali, eseguite dagli specialisti del Gico e del Nucleo di polizia economico-finanziaria su delega della Direzione distrettuale antimafia di Roma.

L’inchiesta ha consentito di documentare come Diotallevi, sebbene assolto nel 1996 dalla Corte d’Assise di Roma nell’ambito del processo alla Banda, fosse riuscito ad accumulare ingenti fortune, nonostante l’assoluta carenza di fonti di reddito lecite, talora riconducendo la formale titolarità dei beni a compiacenti prestanome. La confisca giunge al termine di un lungo e complesso iter che ha portato la posizione di Diotallevi al vaglio di tutti i gradi di giudizio sino alla Corte di Cassazione che, nel gennaio di quest’anno, ha annullato il decreto con cui la Corte di Appello, a maggio 2017, aveva disposto, in riforma della decisione del Tribunale risalente a gennaio 2015, la revoca parziale della misura.

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