Conte chiude al Mes. Non è l’obiettivo e neppure la soluzione. Resta cruciale il Recovery Fund. Ma Bruxelles può fare molto di più

di Laura Tecce
Politica
PAOLO GENTILONI

Il famigerato Mes ha trovato il primo Paese disposto a farvi ricorso. Si tratta di Cipro, ma del resto non sarebbe la prima volta. Già nel 2012 il governo cipriota utilizzò il Salva Stati per far fronte alla crisi del debito sovrano, le condizioni adesso sono diverse e i prestiti saranno, come è noto, solo in funzione delle spese sanitarie e a condizionalità “light”. Condizioni che però non convincono il nostro esecutivo e, qualora ve ne fosse ancora bisogno, il premier Giuseppe Conte lo ha ribadito anche ieri, a margine dell’informativa al Senato, forte e chiaro: “Il Mes non è un mio obiettivo e non lo è mai stato anche per la consistenza, non è solo un problema di condizionalità e di sensibilità politiche interne”.

Il riferimento è a parte della maggioranza che lo sostiene – il Movimento 5 Stelle – che di Mes non vuol sentir parlare. Ma in ogni anche caso anche il premier sull’argomento è categorico: “È un prestito. Quando si va in banca, la banca poi chiede un piano di rientro o di ammortamento. Non è che non mi fido, ma è comunque un prestito da restituire” e afferma di voler puntare le sue fiches sul piano franco-tedesco di un Recovery Fund da 500 miliardi: non si tratta di prestiti ma di sovvenzioni a fondo perduto, la differenza è sostanziale. “Sono giorni cruciali – osserva – la mia posizione è che questo passaggio è importante e che bisogna fare di più: mercoledì prossimo Ursula von der Leyen farà la proposta, la Commissione può fare ancora meglio”.

Inizialmente, infatti, sia Conte che il Commissario agli Affari economici Paolo Gentiloni (nella foto), avevano ipotizzato un ammontare del sostegno pari ad almeno 1000/1500 miliardi di euro da parte dell’Esecutivo Ue. Anche Gentiloni punta molto sul Recovery e sul ruolo della Von der Leyen: “La proposta del cancelliere tedesco Angela Merkel e del presidente francese Emmanuel Macron di istituire un fondo europeo da 500 miliardi di euro per la ricostruzione dell’Ue dopo la crisi dovuta al coronavirus è certamente molto utile, hanno riconosciuto che ci troviamo in una situazione eccezionale che richiede una risposta straordinaria”.

AIUTI CONCRETI. In tal modo, sottolinea il commissario, i due Paesi “stanno aprendo la strada all’approvazione del fondo per la ripresa da parte del Consiglio europeo del 18 giugno prossimo. Un compito essenziale del piano per la ripresa è aiutare le regioni e i settori dell’economia più colpiti dalla pandemia”. Inoltre, continua Gentiloni, “l’Ue intende utilizzare il fondo per la ripresa al fine di raggiungere i propri obiettivi strategici, si tratta di correggere il nostro modello economico: deve diventare più sostenibile dal punto di vista ambientale, più sociale e più digitale. Queste priorità di politica economica svolgono un ruolo molto importante nel piano di ricostruzione”. E infine osserva che “in effetti, dovremmo cogliere l’occasione per attuare le riforme che sono attese da tempo in diversi paesi membri dell’Ue”.